TECHE: poesia
"Il pettirosso e il verme" - Don Marquis
a cura di Fulvio Lanna
Tratto da "Chi o che cosa secondo i casi"
un pettirosso
disse a un lombrico mentre
se lo mangiava sono
spiacente ma un uccello deve
pur vivere
il lombrico
era un po tardo
e non seppe concentrare
il suo dissenso in una
frase pepata e replicare
che praticamente
era già belI e ingoiato prima
di poter dire
ba
quand ebbe meditato
abbastanza da osservare
perchè poi un uccello deve
vivere sentì
le avvisaglie d un graduale
mutamento invaderlo un influsso
nuovo e disintegrante
percorrerlo
tutto dal polo
positivo al polo
negativo il verme non aveva
il vigore morale
d un giona per reagire alI
insidioso processo
d assimilazione
che avanzava come
un ladro nella notte
inferno e dirlindana
esclamò sto perdendo la
mia personale
identità di verme la mia
individualità
si dissolve e mi sfugge
alla faccia del ghebbio
sto diventando parte
essenziale di questo male
detto pettirosso non sto più
pensando da lombrico ma da
pettirosso si si sono perfino
d accordo che un
pettirosso
deve vivere
non riesco ancora a
capire con la mia mentalità
perchè poi i petti
rossi debbano vivere
pure m adagio in uno
stato d acquiescenza
sì sì accidenti questo
è il mio dogma e lo grido
un pettirosso deve
vIvere
amen disse uno
scarabeo che l aveva preceduto
nell interno anch io la penso
così non è meraviglioso
quando s arriva al punto
in cui possiamo rinunziare
all ambizione e rassegnati
anzi persino con letizia
riconosciamo che la cosa
migliore è fondersi armoniosamente
col tutto cosmico
questa condizione
ideale nel suo epicentro
ebbe un tale effetto sul predace
pettirosso
che s appollaiò su un ramo in fiore
e cantò finchè i boccioli
tremarono dall estasi
cantò
io digerisco bene
e c è un dio dopotutto
cosa che san stato
così cattivo da dubitare
ieri quando pioveva
colazione colazione
son pieno di colazione e stanno
facendo colazione
in cielo
fanno colazione in cielo
tutto è gioia nel mondo
e il devoto
pettirosso òmicida
era così compreso
nel suo dolce canto
che non s accorse
di mehitabel
la gatta che avanzava
furtiva alla sua volta
lei gli balzò addosso proprio
quando aveva esteso
la laringe in una
melodica effusione
di gratitudine e lui
segui la sorte
fatale della carne
del pesce e del contorno
ah ah disse tra le
fusa mehitabel leccando
via l ultima
piuma dai baffi non era
splendida la canzone
che cantava poco
prima che me lo
racchiudessi in seno
fanno colazione
in cielo
tutto è gioia nel mondo
com è vero la sua
canzone echeggia ancora nelle lande
stregate del mio diaframma
pace e gioia nel mondo
e nei provvidi cieli
com è bello
l universo quando
una cosa digeribile s incontra
con un appassionata digestione
com è dolce l amplesso
quando l atomo vola tra le braccia
dell atomo in attesa
e danzano
uniti sfiorando
con piedi fatati
una marea di succhi gastrici
o cosmo felino tu sei stato
creato per i gatti
e aspetto
o vecchio scherzetto
cosmico di cenare
e danzare con te una sera
di primavera
ora voglio strisciare in
quell erba alta laggiù
a vedere se per caso qualche
sciocco tordo inesperto
che à lasciato
da poco il nido
non vi sia impaniato
stamane
ò l acquolina in bocca
son piena d appetito
vitale ò il desiderio
ardente d udire
dal mio stomaco
dell altra musica
in armonia col mistico
cantico delle sfere
stellari
che si levava all alba
della creazione vaticinando
cibo per me
confido che la provvidenza
abbia nascosto
per me in quell erba alta
ancora nuovi bocconcini
ornitologici
oh lasciate ch io sgozzi gaiamente
quel che gaiamente
è donato
be capo c è qualcosa
di buono in questo
atteggiamento lirico e imperiale
credi che tutto
è per te fin che non scopri
che tu sei per il tutto
canti la tua fede
in ciò che mangi fino
al momento in cui vieni mangiato
perchè sarai mangiato
prego
dite all orchestra
d attaccare il vecchio
jazz tutankamen
e danzerò qualche passo imparato
da uno scarabeo
eglzio un giorno
voglio raccontarti la battuta
allegrissima e frivola
che il teschio
di yorick buttò là in risposta
al malinconico danese e anche
quel che rispose
lo spettro del padre
d amleto al teschio senza tralasciare
il verme che passeggiava
su una pala dimenticata
dai becchini il verme
rimase ad ascoltare
e strizzò l occhio a orazio
mentre il teschio
e il fantasma e il principe parlavano
poi disse ci sono più legami
tra l appendice vermiforme
e il nirvana di quanti
ne sogni la tua filosofia
orazio
pamperilallo pamperilà
se parla un pappagallo
si dice è verità
archy
cfr Session "Sulla vita e sull'immortalità "

