TECHE: musica
“Le passanti” - F. De André
a cura di Sugar
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà…
così inizia uno dei testi più accorati sui frammenti d’amore….
una fra le più belle ballate, anche se fra le meno conosciute, di
Fabrizio De André. Inseguendo il tema dell’ “occasione
perduta” il cantautore ripercorre un variegato itinerario femminile:
dalla donna “conosciuta appena… (e valeva la pena di perderci
un secolo in più)” alla ragazza quasi da immaginare per la fretta
con cui è passata, alla compagna di viaggio, a quelle che vivono “ore
deluse con un uomo ormai troppo cambiato”. Felicità intraviste… baci
che non si è osato dare…occasioni lasciate ad aspettare…
Su questa splendida canzone scorrono le prime immagini de “L’amore
ritrovato” il film di Carlo Mazzacurati (da un romanzo di Carlo Cassola
) presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia.
Il brano, del 1974, è cover de “Les Passantes” di Georges
Brassens ma la traduzione di De André lo arricchisce di ulteriori
immagini poetiche.
Le Passanti |
Les Passantes |
Io dedico questa canzone
A quella quasi da immaginare
Alla compagna di viaggio capirla
A quelle che sono già prese
Immagini care per qualche istante
Ma se la vita smette di aiutarti aspettare
Allora nei momenti di solitudine |
Je veux dédier ce poème
A celle qu’on voit apparaître Qu’on en demeure épanoui
A la compagne de voyage
A celles qui sont déjà prises
Chères images aperçues
Mais si l’on a manqué sa vie
Alors, aux soirs de lassitude |
Appartiene all’album “Canzoni” (1974)
raccolta caratterizzata da uno stile pacato, da un linguaggio letterario,
grazie anche
alla presenza di numerose cover: “Via della povertà” dall’originale “Desolation
Row”di Dylan (vedasi
i commenti di Fulvio e di Giorgio), “Suzanne” e “Giovanna
d’Arco” da Cohen; “Morire
per delle idee”, “Delitto di paese” da Brassens
(oltre a “Le passanti”).
Bob Dylan, Leonard Cohen, Georges Brassens: quasi una summa dei
riferimenti artistici del cantautore.
Curiosa la storia del testo originale. Ritenuto dai più di
Brassens appartiene, invece, ad Antoine
Pol (Douai, 1888 - Seine Port, 1971), un ufficiale francese la cui vera passione
era la poesia.
Arrivato a Parigi durante l’occupazione tedesca, Brassens reperì su
una bancarella una raccolta di poesie (“Emotions poétiques”)
di un autore totalmente sconosciuto (Antoine Pol, appunto), la acquistò e,
sfogliandolo, fu particolarmente colpito da “Les passantes”, che
mise immediatamente in musica. La canzone originale risale quindi al 1942,
anche se solo molti anni dopo fu inserita da Brassens in un album (“Fernande”,
1972) e cantata in pubblico.
Oltre alla derivazione certa dall’originale francese, attingendo De André - per il suo canzoniere universale - alle fonti più disparate (dalle ballate medievali alla tradizione provenzale, dall’ “Antologia di Spoon River” ai canti dei pastori sardi, da Cecco Angiolieri ai Vangeli apocrifi, ecc.), si sente - in questa ballata - anche l’eco di un grande poeta francese che spesso lo ha ispirato: Charles Baudelaire. In questo caso il calco è meno evidente, si tratta piuttosto una consonanza di intenzioni e di sentimenti. Ne “Les Fleurs du mal” Baudelaire ha incluso una poesia dedicata “À une passante” nell’assordante caos urbano due esseri si incrociano, non si rivedranno più, se non nell’eternità. Due destini si incontrano per un momento, anonimi ma non del tutto indipendenti l’uno dall’altro. Il poeta è affascinato da una donna stupenda, vestita a lutto, nobile nel portamento, elegantissima. Nota la sua mano, gli occhi, lo sguardo dolce e tempestoso, pieno di sofferenza. Non la ferma, e rimpiangerà sempre un amore consapevole, corrisposto e mai colto:
[…] Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais
où je vais,
O toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais!
[…] Poiché non so dove fuggi, tu non sai
dove vado
O tu che avrei amata, o tu che l’hai saputo!
Riecheggiando la passante di Baudelaire, Brassens e De André la moltiplicano in tutte le possibili passanti, in tutte le donne scorte un istante e perdute per sempre; ma mentre per il poeta la perdita è inesorabile, per i due cantori resterà qualcosa di queste immagini femminili: un nostalgico ricordo, una vana consolazione nella solitudine.


