TECHE: musica

“Le passanti” - F. De André

a cura di Sugar

Le passanti

 

Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà…

 

così inizia uno dei testi più accorati sui frammenti d’amore…. una fra le più belle ballate, anche se fra le meno conosciute, di Fabrizio De André. Inseguendo il tema dell’ “occasione perduta” il cantautore ripercorre un variegato itinerario femminile: dalla donna “conosciuta appena… (e valeva la pena di perderci un secolo in più)” alla ragazza quasi da immaginare per la fretta con cui è passata, alla compagna di viaggio, a quelle che vivono “ore deluse con un uomo ormai troppo cambiato”. Felicità intraviste… baci che non si è osato dare…occasioni lasciate ad aspettare…
Su questa splendida canzone scorrono le prime immagini de “L’amore ritrovato” il film di Carlo Mazzacurati (da un romanzo di Carlo Cassola ) presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Venezia.
Il brano, del 1974, è cover de “Les Passantes” di Georges Brassens ma la traduzione di De André lo arricchisce di ulteriori immagini poetiche.

 

 

Le Passanti

Les Passantes

Io dedico questa canzone
Ad ogni donna pensata come amore
In un attimo di libertà
A quella conosciuta appena
Non c’era tempo e valeva la pena
Di perderci un secolo in più.

 

A quella quasi da immaginare
Tanto di fretta l’hai vista passare
Dal balcone a un segreto più in là
E ti piace ricordarne il sorriso
Che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
In un vuoto di felicità.

 

Alla compagna di viaggio
I suoi occhi il più bel paesaggio
Fan sembrare più corto il cammino
E magari sei l’unico a

capirla
E la fai scendere senza seguirla
Senza averle sfiorato la mano.

 

A quelle che sono già prese
E che vivendo delle ore deluse
Con un uomo ormai troppo cambiato
Ti hanno lasciato, inutile pazzia,
Vedere il fondo della malinconia
Di un avvenire disperato.

 

Immagini care per qualche istante
Sarete presto una folla distante
Scavalcate da un ricordo più vicino
Per poco che la felicità ritorni
E’ molto raro che ci si ricordi
Degli episodi del cammino.

 

Ma se la vita smette di aiutarti
E’ più difficile dimenticarti
Di quelle felicità intraviste
Dei baci che non si è osato dare
Delle occasioni lasciate ad

aspettare
Degli occhi mai più rivisti.

 

Allora nei momenti di solitudine
Quando il rimpianto diventa abitudine,
Una maniera di viversi insieme,
Si piangono le labbra assenti
Di tutte le belle passanti
Che non siamo riusciti a trattenere.

Je veux dédier ce poème
A toutes les femmes qu’on aime
Pendant quelques instants secrets
A celles qu’on connait à peine
Qu’un destin différent entraîne
Et qu’on ne retrouve jamais

 

A celle qu’on voit apparaître
Une seconde à sa fenêtre
Et qui, preste, s’évanouit
Mais dont la svelte silhouette
Est si gracieuse et fluette

Qu’on en demeure épanoui

 

A la compagne de voyage
Dont les yeux, charmant paysage
Font paraître court le chemin
Qu’on est seul, peut-être, à comprendre
Et qu’on laisse pourtant descendre
Sans avoir effleuré sa main

 

A celles qui sont déjà prises
Et qui, vivant des heures grises
Près d’un être trop différent
Vous ont, inutile folie,
Laissé voir la mélancolie
D’un avenir désesperant

 

Chères images aperçues
Espérances d’un jour déçues
Vous serez dans l’oubli demain
Pour peu que le bonheur survienne
Il est rare qu’on se souvienne
Des épisodes du chemin

 

Mais si l’on a manqué sa vie
On songe avec un peu d’envie
A tous ces bonheurs entrevus
Aux baisers qu’on n’osa pas prendre
Aux coeurs qui doivent vous attendre
Aux yeux qu’on n’a jamais revus

 

Alors, aux soirs de lassitude
Tout en peuplant sa solitude
Des fantômes du souvenir
On pleure les lèvres absentes
De toutes ces belles passantes
Que l’on n’a pas su retenir

 

Appartiene all’album “Canzoni” (1974) raccolta caratterizzata da uno stile pacato, da un linguaggio letterario, grazie anche alla presenza di numerose cover: “Via della povertà” dall’originale “Desolation Row”di Dylan (vedasi i commenti di Fulvio e di Giorgio), “Suzanne” e “Giovanna d’Arco” da Cohen; “Morire per delle idee”, “Delitto di paese” da Brassens (oltre a “Le passanti”).
Bob Dylan, Leonard Cohen, Georges Brassens: quasi una summa dei riferimenti artistici del cantautore.
Curiosa la storia del testo originale. Ritenuto dai più di Brassens appartiene, invece, ad Antoine Pol (Douai, 1888 - Seine Port, 1971), un ufficiale francese la cui vera passione era la poesia.
Arrivato a Parigi durante l’occupazione tedesca, Brassens reperì su una bancarella una raccolta di poesie (“Emotions poétiques”) di un autore totalmente sconosciuto (Antoine Pol, appunto), la acquistò e, sfogliandolo, fu particolarmente colpito da “Les passantes”, che mise immediatamente in musica. La canzone originale risale quindi al 1942, anche se solo molti anni dopo fu inserita da Brassens in un album (“Fernande”, 1972) e cantata in pubblico.

 

Oltre alla derivazione certa dall’originale francese, attingendo De André - per il suo canzoniere universale - alle fonti più disparate (dalle ballate medievali alla tradizione provenzale, dall’ “Antologia di Spoon River” ai canti dei pastori sardi, da Cecco Angiolieri ai Vangeli apocrifi, ecc.), si sente - in questa ballata - anche l’eco di un grande poeta francese che spesso lo ha ispirato: Charles Baudelaire. In questo caso il calco è meno evidente, si tratta piuttosto una consonanza di intenzioni e di sentimenti. Ne “Les Fleurs du mal” Baudelaire ha incluso una poesia dedicata “À une passante” nell’assordante caos urbano due esseri si incrociano, non si rivedranno più, se non nell’eternità. Due destini si incontrano per un momento, anonimi ma non del tutto indipendenti l’uno dall’altro. Il poeta è affascinato da una donna stupenda, vestita a lutto, nobile nel portamento, elegantissima. Nota la sua mano, gli occhi, lo sguardo dolce e tempestoso, pieno di sofferenza. Non la ferma, e rimpiangerà sempre un amore consapevole, corrisposto e mai colto:

 

[…] Car j’ignore où tu fuis, tu ne sais où je vais,
O toi que j’eusse aimée, ô toi qui le savais!

 

[…] Poiché non so dove fuggi, tu non sai dove vado
O tu che avrei amata, o tu che l’hai saputo!

 

Riecheggiando la passante di Baudelaire, Brassens e De André la moltiplicano in tutte le possibili passanti, in tutte le donne scorte un istante e perdute per sempre; ma mentre per il poeta la perdita è inesorabile, per i due cantori resterà qualcosa di queste immagini femminili: un nostalgico ricordo, una vana consolazione nella solitudine.