TECHE: Musica

Agave di "La stanza di Skinner"

a cura di Stefano Caporali

Il brano Agave

Non sono un esperto di musica nè frequento questo genere e sono il meno indicato a commentare un brano così. Ma qui su The Jag tutto è concesso e allora mi lascio andare oltre

quanto dovrei e potrei.

 

Agave. E' il tormentato cammino della figlia di Cadmio e Armonia, in preda alla follia dionisiaca. L'aggirarsi frenetico verso la città, con il corpo del figlio infilzato nella propria lancia. I passi concitati, le soste. gli sprazzi di lucidità, quelli di follia e infine la rabbia e il dolore del risveglio.

 

Agave. E' l'accelerazione degli ultimi attimi della pianta secolare che si affretta a dare alla luce il suo unico frutto. Tentenna, si ferma, non vuole, riparte, non può farne a meno. Dopo anni di paziente attesa c'è il ritmo forsennato verso quell'unica, ultima fioritura. Poi la morte.

 

Agave. E' il ritmo della tequila che raggiunge i centri nervosi e lascia senza fiato. Un sorso, l'adrenalina, poi una pausa, un altro sorso, un'altra scarica. Infine si torna a respirare davanti a una percezione diversa della realtà.

 

O forse e' solo quel profumo che irrompe per un istante, all'improvviso, nella stanza, al posto dei riflessi respinti, accanto a un letto sfatto, a un amore contrastato, a un mondo ostile, alla voglia di sopravvivere.

Parole sacrificate alla musica, doppie voci, sovrapposizioni, pause improvvise, istantanee, danno l'idea di uno stato di confusione emotiva, di un momento di transizione, di scelta.

Non si dovrebbero cercare interpretazioni a tutti i costi, soprattutto qui dove c'è troppo ermetismo, troppe possibilità da percorrere (sarà un male?). Eppure, anche io che non so fare a meno di interpretare, stavolta riesco a gustarmi il bel ritmo e le belle sensazioni che nascono dall'ascolto disimpegnato, volutamente distratto.