TECHE: - libri

"Antologia si Spoon River" - Edgar Lee Masters

a cura di Stefano Caporali

Contenuti

Spoon river

L’ispirazione per Spoon river nasce in Masters da ”L’Antologia Palatina”, una raccolta di epigrammi ed epitaffi greci e dai racconti della madre sulla tranquilla vita della sua cittadina natale.

Il libro stupisce per la sua capacità di tessere, costruire e distruggere storie di vite intere attraverso una serie di epitaffi, sentenze folgoranti, lanciate dai numerosi protagonisti. E qui il vero protagonista è il paese di Spoon River che rivive nella non rassegnazione dei suoi abitanti a cui il paese stesso ha assegnato una vita che non riconoscono come loro.

Leggere Spoon River è come imbattersi per caso in un vecchio cimitero di provincia.

In cima ad una collina veniamo accolti da un grande cancello e da un messaggio, monito e preludio di quello che ci aspetta. Il messaggio recita più o meno così:

THE HILL

Where are Elmer, Herman, Bert, Tom and Charley,
The week of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the fighter?
All, all, are sleeping on the hill.
One passed in a fever
One was burned in a mine
One was killed in a brawl
One died in a jail
One fell from a bridge toiling for a children and wife –
All, are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.
[...]

LA COLLINA

Dove sono Helmer, Bert,
e Charley,
il debole di volontà, il forte di braccia, il buffone, il beone, il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina
Uno morì con una febbre,
uno fu arso in una miniera,
una fu ucciso in una zuffa,
uno morì in una prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per moglie e figli –
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
[…]

Cominciamo così a sentire storie di uomini e donne che ritroveremo nel nostro cammino. Una briciola della loro storia che ricostruiremo e ascolteremo camminando tra le lapidi oltre il cancello.

E sulla collina ci giunge anche la voce di Jones il violinista che ci cattura subito con il suo “Thinking neither of…”che lo distingue da tutte le altre anime che andremo ad incontrare nel vecchio cimitero.

 

THE HILL

[...]Where is old Fiddler Jones
Who played with life all his ninety years,
Braving the sleet with bared breast,
Drinking rioting, thinking neither of wife nor kin,
Nor gold, nor love, nor heaven?[...]

LA COLLINA

[…]Dov’è il vecchio violinista Jones
Che giocò con la vita per tutti i novant’anni,
sfidando il nevischio a petto nudo,
bevendo, chiassando, non pensando né a moglie né a famiglia,
né all’oro, né all’amore né al Cielo?[…]

 

Nessuno stupore se, probabilmente, proprio Fiddler Jones sia stato l’ispiratore dell’album di Fabrizio De’ Andre’ dedicato a Spoon River. De’ Andre’ presenta così la sua Collina.

DORMONO SULLA COLLINA
Dè Andrè

[…] Dov'è Jones il suonatore
che fu sorpreso dai suoi novant'anni
e con la vita avrebbe ancora giocato.

Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all'amore né al cielo.

Lui sì sembra di sentirlo
cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate

sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
" Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?"

 

Tra lo sfogliare Spoon River e il passeggiare tra le pagine come tra le lapidi del cimitero io ho scelto la seconda via. In ogni pagina ci si imbatte in una vita, un pezzo di storia che riecheggia dalle parole scritte su un epitaffio ma soprattutto dalle voci dei protagonisti che rifiutano il posto che la morte gli ha assegnato. Le loro voci a volte pacate a volte implacabili chiedono al viandante un’ultima chance per spiegare i perché delle loro scelte e delle loro stesse vite.

Nei racconti si intrecciano più storie e più esistenze. Di ognuno veniamo a scoprire più verità, rivelate da diversi attori fino al punto che ci imbattiamo su lapidi di qualcuno che ci sembra ormai di conoscere fin troppo bene; per poi accorgerci che per ogni azione c’è un motivo e nessuno saprà mai dare un giudizio finale.

Così è difficile per noi provare pietà per quest’uomo che ha abbandonato la moglie, conosciuta solo 5 pagine prima, per una sgualdrina, incontrata magari all’inizio del nostro cammino. Ma ascoltando la sua storia veniamo a scoprire dei tradimenti della moglie e allora l’immagine cambia all’improvviso fino a quando, poco dopo, incontriamo il presunto amante che nega le voci messe in giro dalle lingue maligne del paese…

La storia di ognuno si compone e scompone camminando qua e la, lasciandoci spesso disorientati e con la certezza che nessuna sarà mai, per noi, completa e conclusa.

Quando poi incontriamo il giudice Selah è impossibile non riconoscervi quello, celeberrimo, di De’ Andre’. Tra la canzone e il poema si avverte però una differenza di ritmi, di intensità. Il giudice di Masters è un’anima ormai placata, che rivede la sua esistenza con un’amarezza ormai spenta dalla morte e quasi cercando di giustificare le sue azioni.

Quello di De’ Andre’ è invece ancora carico d’odio, non un anima spenta, ma uno spirito vivo e indomito che sente la ragione in tutto dalla sua parte. La sua storia si chiude infatti, diversamente dall’altra, indicando la vera giustificazione di un’esistenza: “…prima di genuflettermi nell’ora dell’addio. Non conoscendo affatto la statura di Dio”.

Judge Selah Lively

Suppose you stood just five feet two,
[...]
they jeered at your size, and laughed at you clothes
And your polished boots? And then suppose
you became the Country Judge?
[...]
who had sneered at you, were forced to stand
before the bar and say "Your Honor"
-well don’t you think it was natural
that I made it hard for them?

Il giudice Selah Lively

Immaginate di essere alto un metro e cinquantotto
[...]
vi canzonassero per la vostra altezza e ridessero dei vostri vestiti
e gli stivaletti lucidati. E immaginate poi che siate diventato Giudice di Contea.
[…]
che vi avevano schernito, fossero obbligati a stare in piedi
davanti al banco a dire "Vostro Onore"
beh non credete che fosse naturale
che gli rendessi la vita difficile?

UN GIUDICE
De Andrè

Cosa vuol dire avere, un metro e mezzo di statura
Te lo rivelan gli occhi e le risate della gente
O la curiosità di una ragazza irriverente
Che vuol saper se è vero quel che si dice intorno ai nani
[…]
E di inviarli al boia fu un piacere del tutto mio
Prima di genuflettermi nell’ora dell’addio
Non conoscendo affatto la statura di Dio

Tra il continuo agitarsi di anime che si battono per rivendicare in morte l’ingiustizia della vita, incontriamo di tanto in tanto scene fuori dalle righe di chi cerca di regalarci qualcosa, un’esperienza, una verità che dia un senso a ciò che è stato.

ALEXANDER THROCKMORTON

In youth my wings were strong and tireless,
But I did not know the mountains.
In age I knew the mountains
But my weary wings could not follow the vision
Genius is wisdom and youth.

ALEXANDER THROCKMORTON

Da giovane le mie ali erano forti e instancabili
Ma non conoscevo le montagne.
Da vecchio conoscevo le montagne,
ma le mie ali stanche non potevano seguir la visione
Il genio è saggezza e gioventù

La giornata di sole che ci ha accompagnato in questa passeggiata piano piano ci abbandona e l’atmosfera attorno a noi diventa cupa, appesantita da un velo di tristezza che ci colpisce duramente. Come nelle storie di Francis Turner o Frank Drummer che lo stesso De’ Andre’ non ha potuto non far rivivere nelle sue canzoni.

FRANCIS TURNER

I could not run or play
In boyhood
In manhood I could only sip the cup
Not drink
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines
There on that afternoon in June
By Mary’s side
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight

FRANCIS TURNER

Non potevo né correre né giocare
Da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa.
Non bere
Perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato,
Pur giaccio qui
Confortato da un segreto che non altri ma Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole di viti
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary
baciandola con l’anima sulle labbra
d’un tratto questa mi fuggì

UN MALATO DI CUORE
De Andrè

[…]Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato
e ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato.
[…]
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
[…]
Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.
[…]
Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.
"E l'anima d'improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non si riesce di sognare con loro.

FRANK DRUMMER

Out of a cell into his darkness space
The end at twenty-five!
My tongue could not speak what stirred within me,
And the village thought me a fool.
Yet at the start there was a clear vision,
A high and urgent purpose in my soul
Which drove me on trying to memorize
The Encyclopaedia Britannica

FRANK DRUMMER

Fuori da una cella in questo spazio oscurato
La fine a venticinque anni!
La mia lingua non poteva pronunciare ciò che si agitava in me,
e il villaggio pensavo che fossi un idiota.
Pure al principio v’era una visione chiara,
un alto e urgente proposito nella mia anima
che mi spingeva a cercare d’imparare a memoria
l’Enciclopedia Britannica

UN MATTO
De Andrè

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia ".

E così molte altre:da Wendell P. Bloyd (un Blasfemo), a Trainor, the druggist (Un chimico), fino al Dr. Siegfried Iseman (Un medico).

UN BLASFEMO
De Andrè

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.
Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.
Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.
Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.
... mi cercarono l'anima a forza di botte...
E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato.

Poi d’un tratto incontriamo, di nuovo, Fiddler Jones e nella sua storia troviamo quella di tutto Spoon River: “And if the people find you can fiddle, Why, fiddle you must, for all your life”.

La tua vita è disegnata da quello che la gente pensa di te. Sono gli altri a raccontare la tua storia. Per quanto tu ti batta perché quella storia sia vera sai già che quella battaglia non potrai mai vincerla. Forse perché quella verità che chiedi non esiste o forse perché alla fine non ha molta importanza:” I ended up with forty acres; I ended up with a broken fiddle And a broken laugh, and a thousand memories, And not a single regret.”

FIDDLER JONES

The earth keeps some vibration going
There in your heart, and tht is you.
And if the people find you can fiddle,
Why, fiddle you must, for all your life.
[...]
and I never started to plow in my life
that some one did not stop in the road
and take me away to a dance or picnic.
I ended up with forty acres;
I ended up with a broken fiddle
And a broken laugh, and a thousand memories,
And not a single regret.

IL VIOLINISTA JONES

La terra emana una vibrazione
Làa nel tuo cuore, e quello sei tu.
E se la gente pensa che sai suonare
Ebbene, suonare devi, per tutta la vita.
[…]
e non ho mai cominciato ad arare in vita mia
senza che qualcuno si fermasse per strada
o mi portasse via a una danza o a una merenda.
Finii con quaranta acri;
finii con un violino spezzato,
e una risata rotta, e mille ricordi,
e neppure un rimpianto

IL SUONATORE JONES
De Andrè

[…] Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.

Libertà l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
[…]
E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.

Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.