TECHE: - libri
"Arancia meccanica" - Anthony Burgess
a cura di Stefano Caporali
Commento da un'esperienza di "Letture collettive" sul sito Ozoz
Superato
l'ostacolo di un linguaggio astruso e spesso fastidioso, lo sconcertante
contrasto della descrizione pacata d’una violenza devastante, ci si
trova ben presto invischiati con il personaggio di Alex in un rapporto di
inquietante empatia.
Inquietante perché Alex è l’altra parte del nostro mondo,
la parte negativa, quella della violenza fine a sé stessa, della
cattiveria non emotiva ma ragionata.
Di più: Alex è il male come lucida scelta, finalizzata al
semplice perseguimento del male stesso.
Ed ecco la magia di Burgess; noi siamo lì a simpatizzare con la nostra
antitesi, a soffrire per lui quando viene messo in condizione di non poter
più spargere violenza.
Ma la violenza, il male, la scelta tra buono e cattivo, non sono
i temi centrali di “Arancia meccanica”. Questo è un libro
sulla libertà, quella di scelta, ma in una prospettiva sorprendentemente
originale.
Ogni giorno esercitiamo questo tipo di libertà, eppure se ci soffermassimo
a pensare, ci dovremmo rendere conto di quanto, questo esercizio, sia fortemente
limitato. Sentimenti, educazione, rispetto, religione, ci portano a scelte
affatto libere, ma piene di compromessi e mediazioni con il mondo esterno.
La libertà di cui Alex viene privato però è tutt’altra
cosa. La sua originalità sta nel non avere nessun rapporto con l’ambiente
circostante. Le limitazioni e le privazioni sono intime, fisiche, imposte,
per assurdo, da Alex stesso, o meglio, dal suo corpo e non dai suoi pensieri.
Sarà per questo che soffriamo con lui la sua rinuncia alla violenza
non è una scelta ma una necessità.
L’alchimia di Burgess, che ci ha messo in contatto empatico con Alex,
ci porta quasi senza sforzo a condividere la tesi dell’autore:”è preferibile
un mondo di violenza assunta scientemente a un mondo programmato per essere
buono o inoffensivo”
Ma le conseguenze proposte nel finale convincono molto meno. La
trasformazione di Alex nel 21° capitolo è troppo repentina, poco
motivata, fornita quasi di fretta, come se non ci fosse tempo per approfondirla
quanto merita perché si deve dare, subito, una più solida
spiegazione della tesi.
Ed invece si ottiene l'effetto opposto: questo eccesso, questo
voler giustificare la morale della storia, spezza quella sapiente alchimia
che ci aveva portati, oltre le nostre barriere culturali, fino confonderci
i concetti di buono e cattivo.
Questa redenzione di Alex riporta il bene e il male al loro posto,
sbaraglia i nostri dubbi e colloca, l’Alex che avevamo conosciuto,
inderogabilmente dalla parte del torto.
Con una così forte perdita dell’effetto iniziale risulta difficile
non essere d’accordo con l’editore che tagliò quel finale
e con Kubrick che non lo utilizz ò nel film.

