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"84, Charing Cross Road" - H. Hanff

a cura di Stefano Caporali

Commento

84, Charing cross road foto d'epocaNon sarà più la stessa cosa toccare un libro dopo aver letto questo.

Alla decima pagina mi sono chiesto cosa ci trovasse Fulvio di irresistibile. Intanto però non riuscivo a smettere di leggere. L'ho finito d'un fiato e mi ha lasciato in bocca un retrogusto dolce e malinconico che diventava sempre più intenso man mano che assimilavo il senso e le emozioni delle pagine divorate troppo in fretta.

E' una fortuna che abbia potuto leggerlo sulla copia prestatami da Fulvio, perchè "84" è un libro che parla di libri, di libri usati.

«mi piacciono moltissimo i libri usati che si aprono alla pagina che l'ignoto proprietario precedente apriva più spesso»

La mia generazione i libri usati non li ha conosciuti se non quelli dei testi scolastici. Il moderno consumismo ci ha privato del loro fascino. E "84" quel fascino sa riproporlo pieno ed integro.

Non scrivo sopra il libri, neanche a matita, non sottolineo i passi che trovo più significativi perchè non vorrei influenzare i futuri lettori. Vorrei lasciargli la possibilità di un'interpretazione senza condizionamenti.

Ora però non sono più sicuro di questo.

«Amo le dediche sulla prima pagina e le note a margine, mi piace il sentimento fraterno che si prova sfogliando pagine che qualcun altro ha già sfogliato, leggendo passaggi che qualcun altro, magari da tempo scomparso, ha voluto segnalare alla mia attenzione.»

Per non essere influenzati in fondo basta comprare una copia nuova. Ma quella con i nostri commenti e le nostre segnalazioni diventa unica. Diventa il veicolo per trasmettere noi stessi, intrappolare i nostri pensieri del momento per lasciarli a qualcun altro o ai futuri noi.

Ma i libri usati di "84" nascondono anche altre sorprese. Nelle pagine della Hanff i libri diventano oggetti indipendenti dal loro contenuto, e quelli vecchi possono vantare un fascino speciale che affiora in tutto il racconto. Sono nato nell'anno in cui si chiude il libro eppure ho anche io qualche ricordo in seppia delle «pagine da tagliare con il tagliacarte», della
«paura di rovinarle, è la carta d'india più sottile che abbia mai visto», dell'odore dei libri vecchi e del rumore fragrante delle loro pagine.

Sensazioni che non ritrovo più e che, per la prima volta, mi mancano.

 

"84" affronta però anche i "contenuti" dei libri e lo fa senza mezzi termini:

«[...] e elimino i libri che non rileggerò mai più ... E tutti si scandalizzano molto per questo. I miei amici sono strani con i libri... li divorano il più velocemente possibile...E non rileggono mai nulla una seconda volta di modo che un anno dopo non ne ricordano una sola parola. Eppure, se mi vedono buttare un libro nel cestino o darlo via si scandalizzano profondamente.»

Bè io sono un pò come gli amici della Hanff. Ed è vero che di molti libri non ricordo granchè. Ma di loro mi rimane sempre l'emozione che mi hanno trasmesso, e questo vale spesso più del ricordo nitido delle parole contenute. Non rileggo i libri, forse lo avrò fatto un paio di volte in vita mia, e doveva essere un libro molto speciale ("Illusioni" di Bach molto tempo fa, o "Apologia di un matematico" di Hardy più recentemente). Non lo faccio perchè ho paura che una seconda lettura possa modificare le sensazioni che mi ha concesso la prima. E se queste sensazioni sono brutte o mediocri come posso pensare di perdere altro tempo a scapito dei tanti testi ancora da scoprire?

«Personalmente non riesco a immaginare nulla di meno sacrosanto di un libro brutto o addirittura di un libro mediocre»

 

Ci sono molto altri temi nel carteggio, come le contrapposizioni caratteristiche tra americani e inglesi, un amore solo sfiorato, il riflesso della storia del dopoguerra. Quest'ultimo è particolarmente sorprendente per chi, come me, non ha vissuto quell'epoca e, in realtà, ne ha letto ben poco di concreto sui libri di storia. Eppure è "storia" per modo di dire: non sono stati forse gli anni della giovinezza dei nostri genitori, il prologo delle nostre esistenze? A leggerne la quotidianità sebrano lontanissimi e irreali.

 

La lettura scorre via rapida, il tempo passa a ritmi variabili lasciando scorrere a volte pochi giorni a volte anni. A metà del libro si comincia ad avvertire la sensazione di una conclusione imminente che non può essere nè dolce nè serena. E la fine arriva come un colpo inatteso ma allo stesso tempo distaccata e fredda come la lettera di uno sconosciuto.

 

84, Charing cross road - copertinaUn paio di note negative. La prima è per me: di tutti i libri e gli autori citati nel libro ne conoscevo non più di due e questo forse mi ha fatto perdere parte della bellezza di sfondo. La seconda è per l'oggetto "libro", la copia che ho avuto tra le mani. Un tascabile, piccolo, maneggevole, di quelli che amo di più, ma ... "84, Charing Cross Road" merita per me un'edizione a copertina rigida, con il titolo a lettere d'oro e magari, con le pagine di carta d'india. Purtroppo per ora non sono ancora riuscito a trovarne una così.

 

 

L'antico negozio

Covent Garde RecordsMarksas & Co non esiste più a Charing Cross Road. All'84 sembra ci sia la Covent Garden Records (sembra perchè le notizie reperite su Internet richiedono il beneficio del dubbio anche se corredate di foto). A Londra ci sono stato di recente ma prima di aver letto il libro.

Ho comunque cercato l'84 su suggerimento di Fulvio ma quello che ho individuato io ospitava il "Costa Coffe"! Un buon motivo per tornare in Inghilterra.

la Placca su 84, Charing cross roadAd ogni modo pare che all'84 oggi, sulla sinistra dell'entrata, si possa ancora vedere una placca che cita:

 

"84, CHARING CROSS ROAD THE BOOKSELLERS MARKS & CO WERE ON THIS SITE WHICH BECAME WORLD RENOWNED THROUGH THE BOOK BY HELENE HANFF".