TECHE: brani

"Cyrano de Bergerac" - E. Rostand

a cura di Alessandra Di Medio

Monologo dal II Atto, Scena VIII

Cyrano

La storia è nota. Cirano è innamorato della cugina Maddalena, detta Rossana. Lei non è propriamente una lenza, ma è molto bella, e si sa, questo basta e avanza. Cirano invece, abile spadaccino e ancor miglior rimatore, è decisamente brutto e, per paura di essere respinto, non osa confessarle il suo amore.

La situazione è resa ancor più grave dal fatto che, fedele al motto "meglio perdere la vita che una battuta", Cirano si procura nemici ogni volta che apre bocca. Anche Cirano ha un amico pero', il quale, preoccupato della piega che stanno prendendo le cose, gli consiglia di essere un po' più prudente.

E Cirano gli risponde così.

"Orsù, che dovrei fare? Cercarmi un protettore,
eleggermi un signore, e dell'edera a guisa, che dell'olmo tutore
il gran tronco accarezza e ne lecca la scorza, arrampicarmi,
invece di salir per forza? No, grazie!
Dedicare, com'usa ogni ghiottone, dei versi ai finanzieri?
Far l'arte del buffone, pur di veder alfine le labbra di un potente
atteggiarsi a un sorriso benigno e promettente? No, grazie!
Saziarsi di rospi, digerire lo stomaco per forza
dell'andare e venire? Consumar le ginocchia,
misurar le altrui scale, far continui prodigi
di agilità dorsale? No, grazie! Accarezzare,
con mano abile e scaltra la capra,
e intanto il cavolo innaffiar con l'altra? E aver sempre il turibolo
sotto de l'altrui mento, per la divina gioia
del mutuo incensamento? No, grazie!
Progredire di girone in girone, diventare un grand'uomo,
tra cinquanta persone! e navigar con remi di madrigali
e aver per buon vento i sospiri di vecchie fattucchiere? No, grazie!
Pubblicare, presso un buon editore,
pagando i propri versi? No, grazie dell'onore!
Brigar per farsi elegger papa nei concistori
che per entro le bettole tengono i ciurmatori? Sudar
per farsi un nome su di un picciol sonetto,
anzi che scriverne altri? Scoprire ingegno eletto
agli incapaci, ai grulli, alle talpe dare ali, lasciarsi sbigottire
dal rumore dei giornali, e sempre sospirare,
pregare a mani tese "Purché il mio nome appaia
sul Mercurio Francese"? No, grazie!
Calcolare, tremar tutta la vita, far piuttosto una visita
che una strofa tornita, scriver suppliche, farsi qua e là presentare...
Grazie, no! Grazie, no! Grazie, no!
Ma... cantare, sognare sereno e gaio,
libero e indipendente, aver l'occhio sicuro
e la voce possente, mettersi, quando piaccia, il feltro di traverso,
per un si, per un no, battersi o fare un verso.
Lavorare, senza cura di gloria o di fortuna,
a qual sia più gradito viaggio, sulla Luna! Nulla
che sia farina d'altri scrivere, e poi,
modestamente, dirsi: "ragazzo mio, tu puoi tenerti pago al frutto,
pago al fiore o alla foglia, purché nel tuo giardino, nel tuo, tu li raccolga".
Poi, se venga il trionfo, per fortuna o per arte,
non dover darne a Cesare la più piccola parte.
Aver tutta la palma della meta compita, e disdegnando d'essere
l'edera parassita, pur non la quercia essendo,
o il gran tiglio fronzuto, salire,
anche non alto, ma salire senza aiuto"