SESSION: Discussioni

Sulla poesia

The Jag

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Cosa è la Poesia; quali sono i canoni per una definizione.

da qualche parte ho sentito dire che la poesia sarebbe evocazione di concetti, emozioni e situazioni, mentre la prosa ne dovrebbe essere la descrizione: se ciò fosse vero, allora secondo me il brano di Gassman non sarebbe n è prosa, nè poesia.

se per fare un poeta (o anche semplicemente una persona capace di esprimersi compiutamente) bastasse sentire nella propria anima vaghi aneliti (sia pure nobili, talora), appetiti e disagi, allora saremmo tutti grandi poeti o prosatori.

invece gli aneliti fanno di noi degli esseri anelanti, non dei poeti così come l’umana pietà per il prossimo (anche laddove sia presente) fa di noi degli esseri buoni e pietosi e, di nuovo, non dei poeti.

per essere buoni poeti o prosatori occorre qualcosa di più ed in particolare, dopo aver “sentito” qualcosa nell’anima, occorre tra l’altro:

1. saper chiarire prima di tutto a se stessi “che cosa” si sia sentito e cosa dunque si desideri esprimere,

2. condensarlo in parole attorno ad un definito nucleo espressivo e

3. soprattutto aver cura di scegliere immagini e parole in modo tale da rendere anche per coloro che leggono intelligibile con chiarezza le emozioni o i concetti che costituiscono l’oggetto della nostra volontà espressiva.

di questi 3 elementi, mi sa che a Gassman (rif a "Pi Greco") è mancato il primo … e quindi inevitabilmente sono evaporati nel vento delle buone intenzioni anche il secondo ed il terzo.

però è sempre interessante sapere che il buon Vittorio non si limitava a declamare, ma si impegnava anche in altri cimenti.

Autore

Giorgio, scusa, ma tutti noi siamo poeti! Ogni atto di ogni uomo, ogni singola sillaba pronunciata

Ogni sospiro rimandato
Ogni colpo di mano
Ogni corsa e rincorsa
E’ poesia

Gassman e’ un “buon poeta”
E’ stato e sara’ un “buon poeta ”
E suo figlio e suo padre erano “buoni poeti”

Tu credi di poter definire il nulla? Il nulla E’ poesia.
Quindi Io sono poesia
E, mi dispiace, Giorgio,
un po’ lo sei anche tu...

Autore

[...]

(Gassman con riferimento a "Pi Greco") E’ stato accusato, in questo forum, di:
1. non aver chiarito prima di tutto a se stesso “che cosa” abbia sentito e cosa dunque desiderasse esprimere
2. di non aver avuto cura nello scegliere immagini e parole in modo tale da rendere intelligibile con chiarezza le emozioni o i concetti che costituiscono l’oggetto della nostra volonta’ espressiva

“Po’esse!” secondo la nota espressione adottata nell’Umanesimo da Petrarca in poi… ma, dopo aver militato negli endecasillabi sciolti, nella rime baciate, nelle cesure (pentemimere o eftemimere che siano…) la poesia potrebbe essere (diventata) anche solo un’intuizione… un lampo nel buio… e, in quanto tale, non sottoposta a nessun nomos di intelligibilita’.
In questa accezione la poesia - come un’opera d’arte astratta - potrebbe limitarsi a suggerire, evocare, interagire con l’osservatore: a “farsi” e “disfarsi” in relazione al suo fruitore ed ai suoi stati d’animo…

Alla fine di queste supposizioni e adottando come concetto di “poesia” l’ultima accezione esposta (un’espressione di stati d’animo in continuo divenire e mutamento a seconda dei lettori e dei loro punti di vista) questa mattina, giorno del Signore 21 aprile 2004, alle h. 7,15, nello stato d’animo in cui mi trovo, ipotizzo che:

Gassmann si sente il centro, luogo equidistante da tutti gli altri punti della circonferenza: tale distanza e’ la misura della sua solitudine, posto che la solitudine sia un disagio. Certo esistono i “raggi” su cui si puo’ transitare dal centro alla circonferenza e viceversa: ma, ultimamente non ne fanno piu’ in materiale antisismico e - quindi - la “comunicazione” (il transito) e’ rischioso. Chi passa rischia: una metafora sulla pericolosità delle interrelazioni?!

[...]

Autore

GENERICO 001

PREMESSA

come noterete le risposte che fornisco sono elencate indicando la persona cui sono specificamente rivolte ed ogni risposta o gruppo di risposte è ulteriormente identificata da un codice numerico di 3 cifre.

potreste chiedervi perchè usare ben 3 cifre quando le risposte per ogni persona sono meno di 9? la risposta è ovvia per qualsiasi informatico: uso 3 cifre per assicurare la scalabilità del sistema.

FULVIO 001

PRESA DI COSCIENZA ESISTENZIALE

Odddìo!!!!!!! Accidempolicchio!!!!!!!!!Che rivelazione!!!!!!!!!!!!!!! Ci ho la bellezza di 43 anni, ma giammai prima d’ora mi ero accorto di essere una poesia!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Però questo apre la porta alla speranza: magari tra un paio d’anni scoprirò pure di essere stato un “bello”!!!!!!!!

SUGAR 001

LA COMPETENZA MATEMATICA

cara “zucchera”, in effetti non c’è alcun bisogno di conoscere bene la matematica per poter esprimere opinioni assolutamente sensate ed interessanti; però è chiaro che ognuno tira fuori risposte ed idee estraendole da quelle che appartengono al proprio bagaglio personale, così come dalla mia tasca io potrei tirar fuori “ciò che c’è” (tra virgolette per evidenziare il particolare suono di tale espressione) e non ciò che non c’è. quindi ben vengano le opinioni di chi ama soffermarsi sulle rime baciate e le cesure, piuttosto che non sulla bellezza mistica dei numeri …

SUGAR 002

PI GRECO

… tuttavia credo possa essere utile, per cultura generale, sottolineare alcuni aspetti che sicuramente risultano meno ovvi per chi non si sia nel corso della propria crescita culturale interessato ai temi della matematica. “pi greco” in realtà non è un numero periodico, bensì è un numero:
§ irrazionale – ossia è un numero che non può essere scritto come risultato della divisione (quoziente) di due numeri interi; è irrazionale, ad esempio, oltre a pi greco, la radice quadrata di 2;
§ trascendente – ossia non è soluzione di alcuna equazione polinomiale che abbia come coefficienti solo numeri razionali.
inoltre è in corso la discussione sul fatto che esso sia anche:
§ normale – ossia un numero la cui parte decimale è fatta di tutte cifre totalmente randomiche e tra le quali pertanto non è possibile riscontrare alcun tipo di regolarità.
per aggiungere ancora un briciolo di informazione di stampo matematico dirò che:
§ i numeri razionali (ossia l’opposto degli irrazionali) possono sempre essere espressi con un numero di cifre decimali finito oppure con cifre decimali che, da un certo punto in poi, si ripetono periodicamente (numeri periodici, ad es.: 37,874352352352352 …);
§ all’opposto gli irrazionali (tra i quali pi greco) hanno un numero infinito di cifre decimali che non si ripetono mai in modo periodico.
§ peraltro un numero trascendente è sempre anche irrazionale.
innumerevoli (ma finiti!) e spesso davvero stuzzicanti sono le pagine web, così come lo sono le pagine di libri e riviste, dedicate a pi greco.
tra le molte vi cito:
http://xoomer.virgilio.it/vdepetr/t02/Text02.htm
http://www.piworld.de/start.html

SUGAR 003

(scusami se sono un pochino prolisso)

LAMPO NEL BUIO

personalmente credo nel chiedersi cosa sia l’arte sarebbe opportuno distinguere il momento espressivo da quello percettivo. inoltre all’interno del momento espressivo credo sia ulteriormente necessario distinguere:

§ una prima fase nella quale nell’artista si forma la coscienza di un contenuto che egli desidera esprimere (sebbene si tratti di termini un po’ fuorvianti chiamerò questa fase fase creativa e chiamerò idea originaria il contenuto di cui si forma la coscienza);

§ una seconda fase (la chiamerò fase costruttiva) nella quale l’artista traduce in oggetto concreto, in messaggio tangibile (ossia in opera d’arte) l’idea originaria servendosi di una specifico linguaggio (la musica, la poesia, la fotografia, ecc.) e di specifiche tecniche attinenti al linguaggio prescelto (per esempio: pittura ad olio o acquerello, cubismo o puntinismo, ecc.)

credo che la fase creativa possa, talvolta, essere paragonata ad un “lampo nel buio” anche se in realtà tale lampo costituisce solo l’istante finale di un processo prolungato.

anche il momento percettivo, per colui che fruisce dell’espressione artistica, può senz’altro essere rapido e sconvolgente come un “lampo nel buio”.

ma in tutto ciò non c’è “arte”.

ognuno di noi nel corso della sua vita viene scosso da suggestioni ed emozioni che si manifestano con la forza e l’immediatezza di un “lampo nel buio” ed è facile che, quando si provano simili sensazioni, si provi anche a comunicarle ad altri (magari solo alle persone care).

per esempio questo accade quando ci scopriamo innamorati oppure quando subiamo il trauma della morte.

ma in tutto ciò, nella comunicazione della nostra intimità emozionale, non c’è arte. oppure, se vogliamo dire che invece c’è, allora tutto è arte e diventa perfettamente inutile distinguere un artista da un ragioniere, da un ingegnere o da un impiegato del catasto.

l’arte, secondo me, sta invece nella fase costruttiva nella quale si realizza il processo mediante il quale viene prodotta la poesia ingenua e rozza di un adolescente (fatta di un linguaggio retorico, di immagini abusate, di concetti spesso troppo ovvi, ecc.) oppure la raffinata composizione di un Eugenio Montale.

la differenza tra un qualsiasi adolescente e Montale non sta certo nella forza con cui l’idea originaria viene intuita e vissuta. e ciò è dimostrato, per esempio, dal fatto che una elevata percentuale di adolescenti giunge addirittura a suicidarsi a causa della percezione distorta ed esagerata degli oggetti che compongono la propria sfera emozionale.

invece la differenza sta:

§ nella capacità di Montale di fare luce sulla sua propria idea originaria per renderla chiara prima di tutto a se stesso;

§ nella padronanza tecnica necessaria per piegare il linguaggio alle esigenze della comunicazione e trasmettere l’idea originaria anche ai fruitori esterni mantenendo la stessa forza e la stessa chiarezza con cui l’idea originaria si è formata nell’artista.

non può esservi arte senza tecnica, senza capacità di scegliere i mezzi espressivi e di dominarli, senza riflessione ed analisi e senza oscuro lavoro di lima.

cara sugar, dato che tu sembreresti essere una persona con una certa propensione verso le manifestazioni della sfera artistica più che a quelle della sfera scientifica, saprai senz’altro quanto la competenza tecnica, la ricerca di nuovi mezzi espressivi, la capacità di dominare tali mezzi siano assolutamente decisivi nella produzione di opere d’arte.

c’è forse bisogno che ti citi le competenze tecniche che sono state necessarie ai pittori del passato per introdurre gradualmente la prospettiva e per raffinare la resa della figura umana? oppure la maestria tecnica di Michelangelo nel levigare le superfici della sua famosa Pietà? o ancora gli studi matematici e geometrici di grandi pittori (per esempio Piero della Francesca che ne hanno fatto le basi della loro arte)? o l’utilizzo estensivo del numero trascendente “pigreco” sul quale si basano i concetti di rapporto aureo e di sezione aurea nelle opere di innumerevoli artisti che vanno da Fidia (dell’iniziale del cui nome è tratto il simbolo “pigreco”) a Leon Battista Alberti? e gli studi, anche matematici, di J. Bach? e la capacità di fotografi come Franco Fontana ed Ernst Haas di rendere usare il colore ed il movimento meglio di altri per dare vita alle proprie immagini? o della scelta deliberata di Montale (Nobel nel 1975) di riempire di “gl” i celeberrimi versi

E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com'è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia

al fine di riuscire ad evocare la sensazione percettiva del paesaggio ligure nella sua asprezza in “Meriggiare pallido e assorto”?

l’elenco potrebbe continuare per pagine e pagine, ma ho già troppo approfittato della pazienza dei destinatari di questa e-mail.

SUGAR 004 e FULVIO 002

GASSMAN

Ciò che volevo dire nel mio precedente messaggio è che Gassman è terribilmente carente nella fase costruttiva: la suggestione che lo ha portato a scrivere quei versi emerge appena dalle espressioni “c’è un punto del centro del cerchio” e “la propria immutabile distanza”, ma subito evapora nell’inopportuno richiamo troppo intellettualistico al pi greco e nel mistero irrisolto ed irresolubile dell’ultima frase “questo disagio sarebbe una misura” che disturba e solleva un istintivo moto di curiosità razionale (facendo perdere il clima di suggestione emotiva) a causa della sua eccessiva oscurità e dell’introduzione di un concetto che, più che misterioso o vago, appare ingiustificatamente introdotto e fuori luogo.

SUGAR 005 e FULVIO 003

INTELLIGIBILITÀ

… mmm … sulla necessità dell’intelligibilità ci sarebbe da discutere, ma, giusto per tagliar corto, ti dirò che, secondo me, intelligibilità non significa “comprensione razionale ed esaustiva”. però l’arte è comunicazione: in mancanza della necessità di comunicare e di farlo secondo regole oggettivamente riconoscibili e valutabili ogni discussione perde valore ed interesse giacchè ognuno può affermare quello che gli pare.

se vogliamo giungere, come abbiamo fatto con la definizione di capolavoro, alla conclusione di stile boskoviano che “arte è ciò che ad ognuno pare arte”, facciamo pure. ma allora avremo reso inutile l’uso della parola “arte” svuotandola di significato. tanto varrebbe inventarsi la parola “babalù” e, nel definirla, affermare che: “babalù è ciò che ad ognuno pare babalù”.

proprio come abbiamo fatto con i capolavori.

SUGAR 006

GASSMAN SI SENTE IL CENTRO

è probabile che tu abbia ragione: anche perchè l’aneddotica su Gassman ce lo mostra, oltre che come grande attore, anche come personaggio assai consapevole delle proprie qualità: uno che, come dici tu, “si sente il centro”.

FULVIO 004

TUTTI NOI SIAMO POETI …

beh, vabbè …

il problema è solo che (come dicevo nella mia micro-conferenza di sabato scorso) la comunicazione umana basata sugli usuali linguaggi verbali è tanto imprecisa quanto lacunosa.

siccome il termine “poesia” ha, oltre al suo senso proprio, anche uno o più sensi metaforici e siccome non c’è limite alla genericità, all’indimostrabilità ed alla vaghezza delle metafore, ogni affermazione diventa possibile.

se vogliamo possiamo pure affermare che gli italiani morti in Iraq nell’attentato di qualche settimana fa erano dei “poeti” in quanto il loro sacrificio era in qualche modo “poetico”.

d’altro canto nulla vieta anche di affermare che i gatti sono poeti, i passerotti scultori, le amebe ballerine e che l’orbita del Sole attorno al centro galattico è leggermente ondulata perchè l’immensità dello spazio cosmico gli fa paura