SESSION: Discussioni

Come parlare di un libro senza averlo mai letto

The Jag

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Un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di un lettore e che non può mancare in quella di un "non-lettore". Come parlare di un libro senza averlo mai lettoMa, con questo libro, il concetto stesso di "lettore/non-lettore" è destinato a cambiare profondamente.

Quello che si scopre è che la non-lettura non è assenza di lettura ma una strategia di lettura ben precisa e, spesso, molto proficua [cfr capitolo "libri che si sono sfogliati"].

Il titolo del libro, sebbene appropriato, potrebbe indurre a errate interpretazioni dei contenuti. Uno scherzo, un trattato ironico, un irriverente saggio sulla pseudo-cultura moderna. E invece no. Anche perchè il titolo originale ha un punto interrogativo finale a indicare la possibilità, l'ipotesi di una diversa chiave di lettura della critica letteraria e dei libri in genere.

L'autore propone, proprio per i libri, una classificazione che sfrutta poi per caratterizzare i capitoli inziali:

- LSC: libro sconosciuto

- LS: libro sfogliato

- LSP: libro di cui ho sentito parlare

- LD: libro dimenticato

Bayard non porta idee veramente originali ma costruisce il saggio su spunti e citazioni di libri che, come ci si può aspettare, lui stesso non ha letto, facendoli rientrare in una delle quattro classi sopra riportate. Aggiunge che ci sarebbe posto anche per gli "LL", libri letti, e gli "LNL", libri non letti, ma, di fatto, queste classi risultano, per lui, vuote.

La tesi centrale di Bayard è che "la vera cultura deve tendere all'esaustività e non ridursi all'accumulo di conoscenze meticolose".

Attorno a questa ruotano molte altre asserzioni spesso in contrasto con il comune sentire. Che la critica, ad esempio, sia più creativa e indipendente dell'arte che recensisce. Certo Hardy avrebbe molto da ridire su questo punto: "Non c' disprezzo più profondo né, tutto sommato, giustificato di quello che gli uomini 'che fanno' provano verso gli uomini 'che spiegano'. Esposizione critica, valutazione sono attività per cervelli mediocri".

C'è poi l'idea che in un libro non è importante il contenuto quanto la sua collocazione rispetto agli altri libri [cfr cap. i libri che non si conoscono].

A sintetizzare l'intero scritto troviamo la citazione iniziale diell'immancabile Oscar Wilde: "non leggo mai i libri che devo recensire; non vorrei rimanerne influenzato". La cosa incredibile di Bayard è che arriva perfino a spiegare gli aforismi di Wilde...

Nel capitolo Parlare di sè infatti offre la motivaizone e la logica

che si nasconde dietro questa frase.

 

Se non ci si ferma a una visione superficiale del testo, questo libro può offrire notevoli spunti. Tuttavia manca una premessa d'obbligo, implicita forse, ma per nulla evidente. Cioè che tutte le tesi esposte non riguardano la lettura come piacere fine a sé stesso (sempre che esista), ma quella che tende ad arricchire la propria cultura personale. Il confine è sfumato ma fondamentale per apprezzare Bayard.

 

Prima di chiudere devo riportare un'ulteriore mancanza del saggio. Non viene infatti affrontato il discorso del "commentare libri che non sono mai stati scritti". Si parla sì di libri inventati, ma nel senso che "i libri di cui parliamo non hanno molto a che vedere con i libri reali" [cfr cap. libri di cui si è sentito parlare] quindi, di fatto, i libri di cui parliamo sono invenzioni.

In realtà però esiste la possibilità di commentare libri che veramente non sono mai stati scritti come "Sono arrivato in tempo" di Norman Sailer o "Guardami" di Raimond Steiner.

 

A conclusione di questo commento devo ammettere però di non aver letto il libro qui recensito. L'ho sfogliato e ne ho sentito parlare (LS+LSP) perchè è stato oggetto di un tentativo di lettura collettiva del gruppo The Jag. Tentativo che può considerarsi come il primo esperimento di non-lettura collettiva di cui Bayard sarebbe orgoglioso.