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mmm … caro fulvio, vorrei farti notare che, in base a quanto
tu sostieni, si possono dedurre in modo ferreo le seguenti conseguenze:
1. la “capolavorità” di un’opera è un attributo
suscettibile di cambiare nel tempo e nei luoghi a seconda del mutare delle
opinioni della maggioranza.
2. (esplicitando in altro modo lo stesso concetto) la “capolavorità” di
un’opera NON è una caratteristica oggettivamente rilevabile, neppure
in parte, bensì è un attributo che dipende dalla percezione individuale
e soggettiva.
3. la “capolavorità”, oltre ad essere intrinsecamente soggettiva,
non è neppure tecnicamente rilevabile se non mediante un processo inattuabile
de facto (in quanto implicherebbe l’espressione esplicita e la rilevazione
dell’opinione di un campione statisticamente significativo della popolazione
di ogni singola epoca e cultura per la quale la capolavorità stessa
dovesse essere definita).
4. la “capolavorità” finisce per essere un concetto inutile
che si sovrappone indistinguibilmente al molto più semplice e meno impegnativo
concetto di “opera che piace a molti”.
5. in questo modo si perde tra l’altro completamente di vista il fatto,
che comunque continua a sussistere, che ogni opera è suscettibile oltre
che di un giudizio “estetico soggettivo” del tipo “a me me
piace!” anche di un giudizio tecnico assai meno soggettivo. mi chiedo
nel tuo modo di vedere le cose quale posto occupi questo giudizio tecnico.
vogliamo coniare un nuovo appellativo per quelle opere che, a prescindere da
quanto piacciano, sono meglio realizzate di altre? ed eventualmente come le
vogliamo chiamare, dato che il termine “capo-lavori” lo attribuiamo
ad altro? li vogliamo chiamare “co-capo-lavori”? oppure “vicecapo-lavori”?
o ancora “chief-executive-lavori”?
con questo criterio, il (già citato nella mia scorsa mail) lohengrin
di Wagner oppure la sinfonia numero 3 di Beethoven o ancora il “sogno
di una notte di mezza estate” di Felix Bartholdi Mendelssohn sarebbero
assai meno “capolavori” di “donna con te” (noto brano
presentato da anna oxa in un festival di sanremo di qualche anno fa) …
… se ci mettiamo d’accordo che la tua definizione è la migliore … mi
sa che al “borsino dei capolavori” la musica di Jimi Hendrix, dei
Jethro Tull, di Pete Townsend e di parecchi altri bisognerà posizionarla
un bel po’ di gradini (ma proprio parecchi) al di sotto delle Spice Girls,
di Justin Timberlake, degli Aqua, degli Abba e, chissà, forse pure di
Eros Ramazzotti!
buon tutto.
aggiungo qualche considerazione, a seguito di una telefonata ricevuta
da fulvio.
fulvio mi ha aggiornato sul fatto che quanto da me scritto nella precedente
corrisponde (incredibilmente) proprio alle valutazioni da voi espresse oggi
a pranzo ed ha affermato quanto segue:
“ a pranzo abbiamo convenuto che la definizione di “capolavoro” della
mail precedente è l’unica che consenta di giungere alla misurabilità del
concetto di capolavoro”.
nonostante la dichiarata disponibilità a ricevere anche insulti (sia
pure solo di venerdì), eviterò di esprimerne di espliciti perchè io
ho la “r” moscia e parecchi insulti, se pronunciati con la “r” moscia
risultano più ridicoli che terribili.
ma vorrei farvi preliminarmente notare che la “misurabilità” NON è affatto
un criterio necessario di valutazione per la validità della definizione
di capolavoro. affermare per esempio che un “capolavoro è ogni
opera che piaccia a chicchessia” non fornisce alcuna misurabilità,
ma è comunque una definizione perfettamente valida e ragionevole.
… ma se proprio vogliamo parlare di “misurabilità” ….
… ebbene cari amici, mi sa che sul criterio di “misurabilità” c’è proprio
parecchio da discutere (forse più che sui capolavori).
ecco di seguito elencate alcune personali riflessioni sia generali sia riguardanti
la “misurabilità”.
1) la definizione da voi proposta “di fatto” NON consente proprio
alcuna misurazione e per dimostrarvelo, dato che invece voi lo ritenete possibile,
vi invito a farlo!! ordinatemi in scala di “capolavorità”,
giustificando però anche, in modo almeno sensato, la vostra risposta,
le seguenti opere:
a. barbie girl (aqua)
b. o sole mio (napoletana)
c. volare (modugno)
d. la colonna sonora di via col vento
e. time (pink floyd)
f. la partita dell’italia contro la germania ai mondiali di calcio del
1970 [N.B. la vostra definizione non implica la necessità di comparare
oggetti della stessa categoria]
g. feel (robbie williams)
h. la ferrari “testa rossa”
2) “misurare” implica:
a. l’esistenza di una metrica chiara e riconoscibile (rispetto alla quale
viene eseguita la misurazione),
b. la definizione di una unità di misura per quella metrica e …
c. la realizzazione di una comparazione tra la grandezza da misurare e l’unità di
misura scelta.
3) invece con la definizione da voi proposta:
a. non è individuata alcuna metrica (voi parlate di “riconoscimento
universale” ed il “riconoscimento” non si sa cosa sia e come
sia definito)
b. non viene definita alcuna unità di misura del “riconoscimento” (che
si fa? ogni giudizio positivo vale 1? e se una persona riconosce 3 distinti
capolavori, ma uno più “capolavoro” degli altri 2? come
si fa a comparare più giudizi positivi espressi dalla stessa persona?
e come si calcolano quelli che sono in dubbio? e come si fa a comparare il
primo classificato di una persona con il secondo o il terzo di un’altra?
un giudizio “fortemente” positivo conta di più? il giudizio
di un ignorante conta quanto quello di un esperto? e se uno conosce solo il
titolo? il giudizio di uno che ha letto tutto un libro conta quanto quello
di chi ne ha letto metà? ed i due punti di vista sono comparabili? e
soprattutto PERCHÈ?????…)
c. l’ultimo punto è il più facile … si tratta solo
di capire come comparare il valore trovato per la misura effettuata sulla metrica
definita con l’unità di misura individuata.
4) l’idea che si possa prendere in considerazione anche la “conoscenza
virtuale” (ossia la non conoscenza) è solo un escamotage bieco
e spudorato per sfuggire alla insormontabile difficoltà di definire,
misurare e comparare il livello di conoscenza CHE POI È IL CENTRO DEL
PROBLEMA DELLA DEFINIZIONE DI CAPOLAVORO: se non si sa come “misurare
la conoscenza” non si può poi dire chi conosce e chi no o fino
a che punto e quindi non si può giungere a dire chi e perchè sia
abilitato a definire un capolavoro … di fronte a questa difficoltà la
soluzione che proponete è che “chiunque può dire quello
che gli pare, a prescindere dal fatto che persino sappia di cosa si parla”.
5) beh, certo, con questa premessa ogni difficoltà pare scomparire,
dato che persino un cieco è abilitato a dire di un quadro quello che
gli pare. ma …la soluzione che proponete è come se un gruppo di
matematici che non riescono ad eseguire un calcolo difficile decidessero che
il risultato del calcolo verrà deciso a maggioranza: ognuno (anche chi
NON è un matematico) dice un numero, poi si vede la maggioranza cosa
ha votato e quello è il risultato!!!!!!!!!!! bah ….
6) e come (e perchè) siete giunti poi a stabilire che il concetto di
capolavoro “debba” essere universale? e cosa vuol dire “universale”?
questo non consegue in alcun modo dalle premesse, nè dalla necessità di
eseguire una misurazione ed anzi, non solo rende ogni misurazione più complessa,
ma, dato che alla fine vi siete orientati verso una concezione non oggettiva
della capolavorità, appare piuttosto contraddittorio …
7) come si definisce la “considerevole” maggioranza? ad occhio?
ognuno dice quello che gli pare? il Signore degli Anelli, sulla base delle
opinioni di una “considerevole maggioranza” è un capolavoro
o no?
8) ed … infine (anche se ne avrei moooolte altre, di obiezioni) la definizione
data è vergognosamente RICORSIVA in quanto (cito la mail di Fulvio)
capolavoro è quella “opera, di conoscenza universale, per la quale
si è ottenuto un riconoscimento plebiscitario (a prescindere dalla qualità dei
favorevoli) di status di Capolavoro”!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
per quanto mi riguarda credo che la definizione data crei più problemi
di quanti ne risolve e, pur nella complessiva allegra futilità di questi
simpatici dibattiti, risulti un po’ bislacca.
a voler prendere per buona almeno la filosofia che la ispira, la conclusione
che mi pare più onesta (e che io tenderei quindi a trarre se accettassi
la premessa della soggettività) è che il termine “capolavoro” non è di
fatto nè quantificabile, nè oggettivizzabile e corrisponde ad
una categoria del pensiero esclusivamente qualitativa, utile solo ad esprimere
soggettivamente il grado di propensione individuale verso una determinata opera.
in altri termini “capolavoro” (nell’accezione soggettivistica
che voi avete dato) è un superlativo semi-assoluto di “bello” o
di “ben fatto”.
tale termine non nasce per essere quantificato e non è intrinsecamente
corretto tentare di farlo, proprio come non è intrinsecamente corretto
tentare di attribuire un valore numerico al risultato dell’operazione
INFINITO / ZERO.
rimango con curiosità in attesa delle vostre “controdeduzioni” J
(e soprattutto della “classifica dei capolavori”),
con immutato affetto (he he),
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