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Apologia della Polemica.
La polemica è una controversia accesa e prolungata che, nel senso comune, si identifica con una discussione o contestazione fine a sé stessa, fatta per puro spirito di contraddizione.
Ho scelto tre osservazioni che possono sintetizzare buona parte del concetto di polemica:
A. messaggi costruiti più per cercare e sottolineare
eventuali errori o imperfezioni nei contributi
altrui che per proporre una visione personale o arricchire gli
altri con un contributo
originale e articolato
B. rispondere a delle singole frasi, ma senza neppure aver
letto o compreso il senso che esse hanno e il contesto
C. cercare il singolo appiglio ove far leva; la piccola crepa
che consenta di attaccare le idee altrui piuttosto
che sovrastarne l'edificio con la superiore altezza
del proprio
Lo so, potreste dire che il concetto andrebbe definito meglio, con più cura, ma lo fareste con puro spirito polemico e vi chiedo quindi di astenervi dal contestare almeno questo aspetto.
Le frasi non sono mie, a dirla tutta, sono osservazioni di cui sono stato destinatario.
La polemica, quella vera, è sterile, assolutamente priva
di connotazione positiva o negativa. Non è una vera e propria
critica perché, chi è polemico
per vocazione, saprebbe contestare con la stessa
convinzione un'affermazione e il suo contrario, parteggiare per
una fazione o per la sua opposta.
La critica invece deve essere costruttiva o distruttiva
con l'intento di proporre, e non solo di rilevare.
E' comunque basata su argomentazioni solide, ragionate
e fortemente convinte. La polemica ha invece come
unico scopo quello di "parlare
sopra", tenere accesa una discussione senza necessariamente
proporre alternative, nuove visioni, ma rilevando
ed evidenziando quanto viene fatto emergere sul
tema.
Nonostante questo è difficile distinguere un critico da un
polemico. Prendiamo Mollica, sedicente critico. Pochi
lo sanno ma in realtà si tratta di un acuto polemista, uno
che è a
favore a prescindere, per spirito di contro-contraddizione.
I suoi commenti sono sempre a favore, non c'è mai un attacco
alle idee ma solo accondiscendenza, indulgenza. Questa è polemica
pura: si decide da che parte stare prima ancora di
sapere di cosa si parla. E' la polemica più subdola,
distruttiva anch'essa,
ma su cui non mi soffermerò in queste righe.
Lo ammetto, il punto A e il punto B rispecchiano piuttosto fedelmente lo spirito di molte mie posizioni. Ma il diritto di polemica lo considero privo di colpe, anzi ne riconosco un valore che forse non è immediato.
Intanto c'è da dire che proporre contributi originali è cosa
piuttosto rara da parte di chiunque, a meno di
idee talmente stravaganti da avere un'elevata probabilità,
ma non la certezza, di essere effettivamente originali.
Quanti contributi realmente originali avete ricevuto nella vostra vita? Considerate che un contributo non può essere classificato come originale solo perché vi risulta nuovo.
Passando al tema della comprensione del contesto, quest'ultima è resa
possibile solo se i contesti sono sufficientemente chiari e definiti.
Anche in questo caso, le discussioni sui massimi sistemi difettano
di queste due caratteristiche.
Per il resto le prime due osservazioni sono ben mirate e individuano uno spirito polemico. Ma è certamente la terza che ne sintetizza il concetto:
cercare il singolo appiglio ove far leva;
la piccola crepa che consenta di attaccare le
idee altrui piuttosto che sovrastarne l'edificio
con la superiore altezza del proprio
Polemicamente devo dire che l'ultima parte dovrebbe essere
omessa. Se per entrare in una discussione si dovesse
disporre di un edificio di idee superiore a quello degli altri sarebbero
in ben
pochi ad accettare un dialogo. Ma sono i piccoli
edifici accanto al castello che creano la città. Il castello da solo non
avrebbe alcun senso.
Resta il tema della crepa, perché: c'è una
crepa in ogni cosa, ed è quindi sempre possibile, ma
non necessariamente facile, attaccare le idee altrui
facendo leva su qualche piccola fessura. E' una
proprietà insita
nelle scienze umane, nel linguaggio stesso che
non sembra proprio fatto per comunicare le idee
così come
loro appaiono nel nostro cervello. E' come nel
gioco del passaparola, (quello originale non il
format TV) quando trasformiamo
un'idea
in parole e le comunichiamo ad altri, questi le
ricevono e le interpretano riportandole
allo stato di idee nel loro cervello. Il significato
ne viene necessariamente stravolto. Così anche se, per assurdo,
la crepa non esistesse nell'idea originale, si viene a formare
nel corso di questo processo. E il polemista trova
terreno fertile per le sue dissertazioni.
Ma la ricerca delle crepe è una colpa? E' un atteggiamento
negativo?
No, se una crepa c'è non è perché qualcuno
la cerca. Se ne sta lì in attesa di allargarsi e far crollare
l'intero edificio di idee quando meno te lo aspetti. Magari
presa per tempo potrebbe essere richiusa, sanata,
e la polemica può aiutare
in questo senso. Impone all'interlocutore di continuare a
ripensare, rivedere, controllare le proprie idee,
motivarle e rafforzarle, argomentandole in modo
che diventino più solide
e stabili.
Facciamo un'analogia. Quando una dimostrazione matematica viene
sottoposta ad altri matematici questi la analizzano
cercando il rigore logico di ogni passaggio. Se
una sola crepa viene trovata l'intero costrutto
crolla. La ricerca però non è fatta
con lo spirito di trovare una soluzione ma solo
con quello di verificare quella proposta. Non ci
sono edifici più elevati
da mostrare, non tutti i matematici sono dei geni;
c'è solo
la necessità di
verificare che quanto esposto sia corretto. E lo
spirito usato è molto
più simile a quello polemico che a quello critico.
Il caso più noto sul tema è relativo alla dimostrazione
del teorema di Fermat. Wiles ne propose una pubblicamente
nella quale fu trovata l'impercettibile crepa che, lentamente, scavando
pian piano, fece vacillare l'intero costrutto. Chi individuò la
crepa non propose un'alternativa, non poteva, la congettura
era irrisolta da secoli. Eppure permise a Wiles di
riprendere in mano le sue argomentazioni, pulirle,
metterle a posto e passare alla storia
come colui che ha dimostrato il teorema. Se la crepa
non fosse stata trovata subito ma dopo molti anni,
Wiles forse non sarebbe riuscito
a rimettersi in discussione entrando invece nell'elenco di
quelli che avevano fallito. E la congettura sarebbe
ancora irrisolta.
In definitiva, dal mio punto di vista, la polemica non ha necessità di proporre altre visioni, altre proposte, ma può portare gli altri a formularne di migliori da soli.
C'è una crepa in ogni cosa, ed è da
lì che passa la luce [L. Cohen]
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