RESOCONTI: Viaggi - 2004

Memorie di ... villa Adriana

di Alessandra Di Medio

A circa 30 Km da Roma, 19 secoli fa -anno più, anno meno- l’imperatore Adriano decise di farsi costruire una residenza dalle parti di Tivoli, che noi oggi conosciamo come “Villa Adriana”.
Adriano non amava molto vivere nella “Città Eterna”, come testimonia il fatto che dei suoi vent’anni circa di impero, la metà li trascorse viaggiando e visitando le diverse province sotto il dominio di Roma.
La scelta del luogo, Tivoli, fu dettata innanzitutto da ragioni pratiche: la vicinanza con l’Aniene, a quel tempo navigabile, forniva il duplice vantaggio di poter sfruttare un’efficace via di comunicazione e un’importante fonte di approvvigionamento di acqua per il considerevole fabbisogno della Villa e dei suoi abitanti.
Vi erano poi delle ragioni “culturali” che favorirono la scelta del sito: la zona di Tivoli era considerata al tempo un posto “alla moda”, e già molti nobili romani si erano fatti costruire lì le loro residenze di campagna.
Adriano non era però un nobile qualunque. A dire il vero, non era neanche di origini patrizie: fatto sta che era l’imperatore di Roma nel periodo di massimo splendore dell’Impero, per cui la sua “casa” non poteva che essere una costruzione eccezionale, destinata a stupire chiunque ne fosse stato ospite e a testimoniare in modo forte e chiaro la grandezza del suo padrone.

Qualche cifra può essere utile a rendere l’idea: la villa aveva un’estensione di circa 120 ettari (Pompei all’epoca dell’eruzione del Vesuvio si estendeva su circa 60 ettari) e ci vivevano 3.000 persone, compresi l’imperatore, la sua famiglia, la corte, il personale di servizio e gli schiavi che lavoravano alla costruzione del complesso.

Adriano aveva infatti deciso di non attendere la fine dei lavori per andare ad abitare nella sua Villa: poiché però era impensabile per quel tempo (!) che gli sguardi degli illustri personaggi al seguito dell’imperatore fossero turbati dalla vista degli schiavi, gli architetti di Villa Adriana escogitarono un ingegnoso sistema di gallerie sotterranee (ancora oggi visibili), riservate al passaggio degli operai, dei carri e del bestiame, che potevano così lavorare e vivere assieme e allo stesso tempo separati dai nobili inquilini dei “piani superiori”. Per gli schiavi erano stati appositamente costruiti degli alloggi (le cosiddette “Cento Camerelle”)

che si trovano affianco a quelle che probabilmente era l’ingresso principale della Villa in origine, nascoste alla vista degli ospiti che vi giungevano da un alto muro di cinta.

Nel rispetto della tradizione romana Adriano fece costruire all’interno della Villa delle Terme riservate all’igiene personale degli schiavi (le cosiddette “Grandi Terme”): ciò che stupisce non è tanto il fatto che fossero state edificate delle terme per gli schiavi (motivi di igiene rendevano plausibile una simile scelta), quanto il fatto che le Terme dedicate agli schiavi erano una copia speculare delle Terme dedicate ai patrizi: sia per gli uni che per gli altri era prevista una breve sosta al tepidarium, per poi passare al caldarium, ove si faceva il bagno caldo, o alla sauna, e quindi, dopo un’ulteriore pausa nel tepidarium, si giungeva al frigidarium, dove si ritemprava il corpo con un bagno freddo, prima di terminare con dei massaggi a base di oli ed essenze.

Dicevamo prima che Adriano detestava Roma, la sua confusione, i suoi palazzi, i suoi intrighi, in definitiva il suo Senato: sentimento questo, assolutamente ricambiato. E non c’è da stupirsi in effetti, se pensiamo che i patrizi romani e i senatori in particolare erano i primi a beneficiare delle ricchezze che provenivano dalle guerre di conquista di Roma, guerre che Adriano aveva praticamente eliminato, preferendo dedicarsi più che altro alla difesa e al consolidamento dell’impero, sia da un punto di vista logistico (si deve a lui la costruzione del famoso “vallo” in terra inglese) che organizzativo (notevoli furono le riforme da lui introdotte nell’ordinamento giudiziario e nell’amministrazione dello Stato).
Adriano viene spesso ricordato come l’imperatore “filosofo”, amante delle arti e dei viaggi: fu proprio durate una delle sue esplorazioni in Egitto che ebbe modo di conoscere il giovane Antinoo, che diventerà poi, secondo le cronache del tempo e il consolidamento della tradizione, il grande amore della sua vita. In ricordo di tale viaggio, Adriano volle costruire nella sua Villa quello che, ancora oggi, è senza dubbio il posto più famoso e visitato di Villa Adriana: il Canopo, una splendida “sala dei banchetti” all’aperto, che si apre lungo i quattro lati di una vasca lunga circa 120 metri, circondata in origine da splendide statue, alcune delle quali sono state miracolosamente salvate dai saccheggi che più volte la Villa ha dovuto subire nel corso dei secoli, a seguito del declino di Roma.

Pare infatti che tredici delle circa trecento statue originali, attualmente esposte nel museo della Villa (quelle che si vedono al Canopo sono delle copie), si siano salvate in quanto, cadute all’interno della vasca del Canopo, sono rimaste nascoste per secoli alla vista di chi saccheggiava il complesso (per trovarne i tesori, o anche semplicemente per ricavarne mattoni e marmi da utilizzare per nuovi cantieri) sotto lo strato di terra che ha progressivamente ricoperto i resti abbandonati della Villa.
Le statue del Canopo hanno un’importanza straordinaria, oltre che per il loro valore artistico, anche da un punto di vista storiografico: in particolare, le due Cariatidi del Canopo, copie romane delle originali statue greche dell’Eretteo che tanti avevano affascinato Adriano durante i suoi viaggi ad Atene, ci hanno permesso di conoscere come erano fatte originariamente le braccia di tali statue, oggi non più visibili.
Grazie al suo amore per l’arte e per i viaggi, Adriano ha inconsapevolmente reso un eccellente servizio agli archeologi moderni, “fotografando” frammenti di civiltà che altrimenti sarebbero stati irrimediabilmente oscurati dal trascorrere dei secoli.
Oltre che filosofo, l’imperatore amava anche applicarsi nel campo dell’architettura e dell’ingegneria: pare infatti che a lui si deve, se non l’intera costruzione, qualche importante suggerimento per l’edificazione dello splendido “Teatro Marittimo”
(così chiamato per via della forma circolare e della presenza di decori di ispirazione marina, ma che in realtà altro non era che un piccolo angolo privato, dotato di ogni confort, in cui Adriano poteva rifugiarsi quando desiderava essere completamente isolato all’interno della sua Villa: un sistema di due ponti mobili, azionabili dall’interno dell ’edificio garantivano la privacy dell’imperatore).

Bene, ci sarebbe ancora molto da raccontare su Villa Adriana e i suoi abitanti, ma credo che a questo punto, se non l’avete già fatto, non vi resti altro da fare che andarla a vedere voi stessi. E mi raccomando: chiedete la visita guidata con l’archeologa! Se poi vi capita Sabrina siete fortunati perché quasi tutto quello che vi ho raccontato finora l’ho appreso da lei in un’ora e mezza di piacevole passeggiata…