RESOCONTI: Viaggi - 2001

Londra 2001

di Sugar

Il complesso della Tate Modern di Londra dal Tamigi
Il complesso della Tate Modern di Londra dal Tamigi

 

Londra, 15 marzo 2001, h 10:00

Di nuovo a Londra! L’aereo (British Airwais) parte con più di un’ora di ritardo per un guasto tecnico. Serpeggia nervosismo (nell’aria) e paura (mia).
Ottima sistemazione: al centro, vicino al finestrino ed ad un’uscita di sicurezza…
I miei compagni di fila: il mio vicino, giovane ma un po’ sciamannato… si addormenterà subito.
Il suo vicino: giovane anche lui ma decisamente raffinato: dall’abbigliamento e dagli accessori sembrerebbe uno yuppie tardivo, abituale frequentatore della City.
In volo: il cielo è sereno, il tempo bello: azzardo a guardare giù! Ma perché voliamo così bassi? Comincio ad agitarmi sulla poltrona… Il comandante dà il benvenuto a bordo…... le condizioni atmosferiche sono…l’atterraggio è previsto per… l’altezza è di ca. 7000 metri: il vento in quota non consente di raggiungere gli abituali 9000! gracchia l’altoparlante… Ah! Bene! Tutto sotto controllo! Ma per poco… comincio ad avvertire un certo odore di bruciaticcio: una controllata ai motori che posso vedere dall’oblò: lì la situazione è tranquilla… qualche attimo di suspence… Tea or coffee??? Chiede l’amabile hostess… Ahhhhhh! Era l’approssimativa miscela di caffè istantaneo a diffondere quell’odore sospetto……
Finalmente decido di lasciare al comandante ed al personale di volo le preoccupazioni di loro competenza e mi appresto a gustare un viaggio tranquillo.
Il volo (ottimo) dura due ore e mezza: con una rapida telefonata tranquillizzo chi, a casa, aspetta notizie.

Londra, 15 marzo 2001, h 15:00

Sistemata in albergo: il solito dello scorso anno. Questa volta, però, sono al secondo piano, contro il loft precedente! Promossa in altezza! Si sono accorti che sono tornata per la seconda volta o si tratta di una semplice casualità?
Piove: una romantica pioggia inglese, così come ce la possiamo immaginare. Sottile sottile, impalpabile. Dalla mia finestra d’angolo vedo il Museo di Storia Naturale: tipicamente inglese con un prato di green green grass. Sorseggio il tè che ho preparato col bollitore elettrico e osservo in strada. Una romantica donna inglese, una viaggiatrice solitaria, come ero stata definita all’aeroporto di Amsterdam, in attesa del volo per Roma. La partenza aveva subito un ritardo, l’aeroporto era pieno: avevo trovato una poltroncina libera un po’ isolata. Con un vestito di lino verde lungo fino alle caviglie, l’abbronzatura made in Italy, la punta del naso ancora spellata, le lentiggini dispettose, i capelli schiariti dal sole e dal mare potevo veramente sembrare un’anglosassone… E poi una certa aria svagata (anche romantica?) che abitualmente assumo quando penso ai fatti miei potevano avvalorare l’equivoco!
Dietro i vetri della finestra, con in mano la tazza fumante, da una prospettiva privilegiata su una città che amo, mi accorgo che non mi piace più tanto viaggiare da sola. L’anno scorso era stata una sfida con me stessa: superata! Adesso sono un po’ “sottotono”: il sapore della solitudine è libertà, ma anche un peso! Meno male che ho con me la mia Moleskine, bellissima, fida compagna di viaggio!!!

16 marzo 2001

Programma della giornata: Modern Tate (http://www.tate.org.uk/modern/), Millennium Mile, Globe Theater.
La Tate Modern, inaugurata nel 2000, è la sezione della Tate Gallery dedicata all’arte moderna e contemporanea. Ha sede in un gigantesco edificio ricavato dalla riconversione di una centrale elettrica dismessa nell’area di Bankside. (http://www.explore-london.co.uk/tatem.html)
Il progetto è opera degli architetti svizzeri Jacques Herzog e Pierre De Meuron. L’edificio si affaccia sul Tamigi. La sua mole squadrata si presenta dominata da un’alta ciminiera. L’interno è articolato in vastissimi ambienti: oltre alle sale per la collezione permanente e le mostre, si trovano un auditorium, ristoranti, biblioteca, bookshop.

La ciminiera, simbolo della Tate Modern di Londra
La ciminiera, simbolo della Tate Modern di Londra

Ho visitato solo due piani: il terzo e il quinto, quelli dell’esposizione permanente (le collezioni). Negli altri due c’erano mostre temporanee
E al settimo… un impagabile panorama su Londra! Una Londra cupa, bigia, affascinante e sospetta Una terrazza coperta e, ovunque, salottini con i cataloghi (incatenati!!!!) e comodi divani e poltrone.
Che emozione! Ho visto tante cose di cui ultimamente ho letto e studiato! Alberto Giacometti, Francis Picabia, Fernand Léger, Picasso, Umberto Boccioni, Georges Braque, Marcel Duchamp (Il grande vetro, Fontana - che poi... non è altro che... un orinatoio: ma a quei tempi ebbe una bella funzione eversiva!- Finestra chiusa).

M. Duchamp, Il grande vetro, 1915-1923
M. Duchamp, Il grande vetro, 1915-1923

M. Duchamp, Fontana, 1917
M. Duchamp, Fontana, 1917

M. Duchamp, Finestra chiusa, 1920
M. Duchamp, Finestra chiusa, 1920

Naturalmente ho preso l’audioguida ed ho ascoltato finché ho potuto…. In particolare non voglio dimenticare due cose: una grande installazione di Joseph Beuys (1921-1986) (che nel catalogo manca: sob!): Lightning with Stag in its Glare
In un ambiente altissimo (10 m.?) giungeva quasi fino al soffitto! Una sorta di grande colata (di bronzo?) triangolare, col vertice in cima, sospesa ad un’enorme traversa di binario (fissata ai muri). Occupa quasi tutto un angolo della sala.
Dalla descrizione dell’audioguida: The suspended triangle represents a bolt of lightning, which illuminates a group of half-formed creatures. The stag of the title, originally made from wood and an ironing-board, is cast in aluminium to suggest the brightness of the lightning. The bronze cart represents a goat; while the scattered lumps are primitive animals. A compass, mounted on a stand, points to magnetic north, reflecting Beuys’s concern with invisible natural energies. The sculpture started life as an installation for a 1982 exhibition in Berlin. Beuys defiantly heaped up a giant mound of clay, equal to the height of the nearby Berlin Wall….
E poi un’enorme testa di elefante (Elephant, 1984)

B. Woodrow, Elephant, 1984
B. Woodrow, Elephant, 1984

fatta da sportelli riciclati di automobile, le orecchie sono ritagliate da due grandi carte geografiche: una dell’America del Sud e una dell’Africa, e due riccioli di carta le lega ancora - o, almeno- le lega a quello che resta delle mappe da cui provengono, appese al muro ai lati della testa. Per terra, in cerchio, altri sportelli che arginano uno stagno immaginario…
Legame al Colonialismo? Tratta di schiavi? L’elefante stringe con la proboscide un fucile mitragliatore. Il commento parlato dello stesso artista (Bill Woodrow, 1948 -) recita: Volevo dare un senso alla proboscide. Così ho immaginato che pescasse in uno stagno e che tirasse su la prima cosa che trovava e… guarda caso… si è imbattuto nei residui del Colonialismo…A me, invece, piace dare un’altra interpretazione: il fucile è una denunzia di quanto il Colonialismo - paludato nel suo mantello paternalistico - abbia fatto all’Africa!
Nel catalogo l’immagine del “grande elefante” manca! Peccato!
Ho mangiato qualcosa al bar. Funziona come un ristorante: ti fanno sedere e il cameriere porta l’ordinazione. Ho scelto un po’ alla cieca, cercando di evitare carne e maiale. E’ andata bene! Verdure grigliate su una specie di focaccia morbida con salsine varie. Patatine novelle (buccia inclusa) che ho tagliato e mescolato alle salsine. Il posto era confortevole, il personale gentile…
La visita alla Modern Tate è stata bella! La struttura affascinante! Ma ero stanca: forse “Sindrome di Stendal”! Non si possono vedere troppe cose tutte insieme! E così rinunzio al Globe Theater.
Rientro in albergo stanchissima!

Appartengono a questa giornata anche la telefonata di Francesco & Rita e la visita al bookshop della Modern Tate.
Proprio mentre attraversavo Blackfriasrs Bridge squilla il telefono! Una voce maschile, che non riconosco, mi invita a tornare urgentemente in Italia perché non mi sono state riconosciute le ferie! Lì per lì penso: Vuoi vedere che è vero?O che devo tornare per firmare il nuovo contratto? Gli do spago per cercare di capire chi sia! Finalmente… un’illuminazione… acustica! Rispondo a tono, scherziamo, gli racconto dove sono, commentiamo sulla ristrutturazione industriale, mi rimprovera perché non ho la macchina fotografica… Mi ha fatto piacere questa sua telefonata… sicuramente lo incuriosisco per questo mio viaggiare da sola, per queste mie apparenti contraddizioni: ad un aspetto anonimo, borghese, “qualunque” riservo - dietro l’angolo - sorprese insospettabili!
Disinvolta oratrice di facile e piacevole eloquio… imperturbabile viaggiatrice solitaria… Le sue storiche frasi… quando ci incrociamo nei corridoi dell’ufficio… Caro ti costa, questo amante londinese!!! È il tormentone abituale. Dopo la testa hai perso anche la borsa!!! è stato il tormentone di una mattina in cui avevo - effettivamente - lasciato la borsa in qualche stanza e non riuscivo a trovarla! Scherza, su questo presunto amante, ma non penso ci creda veramente! Sicuramente, però, lo spiazzo un po’. Disordino il suo panorama ordinato!
Poi mi passa Rita che mi aggiorna sulla Biblioteche-di-Sovraintendenza story: meno male che sono a migliaia di chilometri di distanza!!!!

Ed ora parliamo del bookshop della Modern Tate! Effettivamente un po’ deludente come avevo letto in un articolo. Acquisto il catalogo per me ed un volume di taglio architettonico sulla ristrutturazione dell’edificio per Francesco (architetto competente in ristrutturazioni tipo “archeologia industriale”). Quando l’ho visto, ripensando alla nostra conversazione, gli ho telefonato per sapere se gli potesse interessare. Avuta conferma ho proceduto… mi ha fatto piacere farlo! Non mi dilungo sulla scelta dei volumi: dirò soltanto che - essendo io un po’… precisina - ho esplorato varie pile per trovarne due ai miei occhi… perfetti!!!
E poi… ho ceduto all’immancabile set matita-gomma-temperamatite targate Modern Tate per la mia collezione di cancelleria internazionale!

Visto che ci siamo e prima di dimenticarlo nuovamente voglio descrivere l’immagine che mi è rimasta del Tamigi. Per raggiungere la Modern Tate si percorre un camminamento (il Millennium Mile) lungo il fiume. Ebbene, questo fiume, oggi, sotto il cielo grigio, era cupo e minaccioso… Agitato, se un fiume può esserlo… Sulla riva di ciottoli antracite si rompevano piccole onde e camminavano una quantità di uccelli dai colori tristi… E’ questa l’immagine che voglio ricordare… con un ponte avveniristico, bianco e… deserto: il Millennium Bridge chiuso al traffico e ai passanti perché non ha superato le prove di carico o qualcosa del genere… E poi siamo noi italiani, i pasticcioni!!!
Qui la grande ruota panoramica del Millennium è ferma, il ponte chiuso, il Millennium Dome sta sbaraccando…
E dall’altra parte c’è la Londra ricca, con la Cattedrale di San Paolo che si staglia in primo piano col suo biancore e il suo cupolone…

18 marzo 2001, h 8:30

Come al solito! Le immagini si accavallano, sono pigra a scrivere e così, alla fine mi resta solo una grande confusione! Ma, anche se brevemente, voglio segnalare l’itinerario di ieri.
Obiettivi principali: trovare un negozio GAP (marca ancora non arrivata in Italia ma già conosciutissima dalle nostre teenagers) per comprare al Valeria la felpa richiesta, andare poi da Harrod’s per i rituali regalini. Fra un giro e l’altro ho raggiunto solo il primo! Dunque: su segnalazione di Lara (simpatica ragazza italiana che lavora alla recepiton dell’albergo) decido per un negozio in Oxford Street. Prendo la metro dopo aver studiato la pianta: devo effettuare un cambio. Dopo due fermate, e dopo aver ascoltato l’interessante conversazione di due donne italiane (una faceva l’ “l’elogio della solitudine” dopo un rapporto sentimentale finito male) la metro ha un guasto. Continuo in bus (n. 9) ma quanto camminare! Che strade larghe! E Oxford Street???? Mi sento uno gnomo… qui tutto è… troppo! Troppo grande! Troppo in quantità! Negozi: enormi! La stessa GAP - dove effettuo l’acquisto - è di per sé un palazzo! E poi ne incontrerò al meno altri due!
Mi perdo all’interno del Disney Store!
Mi perdo all’interno di una cartoleria a due piani! Dire cartoleria è riduttivo: c’è tutto di tutto. Interi espositori per ogni circostanza! Attualmente impazza la Festa della mamma che qui cade il 25 marzo: deliziosi peluches, una pianta con i fiori di plastica che si muovono a tempo di musica (magari un tantinello kitsch!), bigliettini di ogni genere!!!
Girovago per Regent Street, altra “stradona” di lusso, teatri ed acquisti!
La meta - segreta, ma non tanto - è ora Canaletto, in fondo a Carnaby Street. Quelle uova fritte, mangiate lì, la prima volta che siamo venuti a Londra (1995) non le ho proprio dimenticate! Non lo trovo subito: forse provenivo da una direzione diversa. Intanto percorro due volte Carnaby Street: il suo fascino è finito, non vedo che paccottiglia!
Finalmente trovo Cataletto! E’ quasi vuoto: sono le 15.30 U.K. ma si riempirà presto! Si è “ripulito”: prima era un po’… come dire in italiano forbito?… ecco…. “bujaccaro”! Forse è cambiata gestione. Sono un po’ in imbarazzo, da sola. Ordino frettolosamente un uovo fritto, chips and toasts. L’uovo non è all’altezza: un po’ freddo, un po’ crudo… quel ricordo era, forse, una “madelaine” proustiana? Con questo dubbio concludo velocemente il pasto. Ritorno su Regent Street e la percorro tutta sino a Piccadilly Circus. Occhieggio nei negozi: tutto è carissimo! I capi di abbigliamento brutti, e, comunque, inavvicinabili! Decido di tornare in albergo per posare i pacchi e poi di uscire nuovamente alla volta di Harrod’s.
La fila per la metro è incredibile: desisto! Tornata in superficie opto per il solito 9! Che confusione! Quanta gente! Forse sarà così anche a Roma dove mi guardo bene di andare in centro, il sabato!
Bagnata dalla pioggia che da stamane non ha mai smesso, una volta in albergo decido di non uscire più!

18 marzo 2001, h. 20.30

Oggi sono in pari! Scrivo in serata il commento del giorno appena trascorso.
Ma… andiamo con ordine! In primo luogo la classifica!
In graduatoria le cose che mi hanno colpito di più:
1. la cerimonia religiosa a St. Martin-in-the-Fields
2. la passeggiata lungo The Mall e nel St. James’s Park con meta Buckingham Palace e i pellicani
3. lo shopping nel bookshop della National Gallery
4. la sosta all’Internet Point
5. il resto …..

Allora: la giornata è iniziata con una serie di SMS e telefonate. Telefono anche ad Audrey - la tata inglese della mia infanzia, che ho fortunosamente e fortunatamente rintracciata durante il primo soggiorno a Londra - e a Pat, la sua inseparabile amica. Audrey, nel mio immaginario, sarà sempre la mia Mary Poppins! Stabiliamo di vederci lunedì sera a cena. Veramente all’inizio non avevo tanta voglia di incontrarle… Volevo stare il più possibile in questa mia solitudine… in questo silenzio. Quest’anno mi è anche difficile parlare: analfabetismo inglese di ritorno… e non mi sforzo più di tanto a capire… Ma alla fine sono contenta di averle contattate: Audrey mi racconta che è stata molto male a partire da Natale, dal suo viaggio in Marocco: forse una malattia presa lì. La versione di Pat è diversa: secondo il medico Audrey poteva star già male prima della partenza. La situazione non è chiara, anche se ora è stabile. Insomma: vuoi vedere che è la solita storia? Non vorrei che fosse l’ultima volta che vedo Audrey…

Fra SMS e telefonate esco tardi… Mi fermo al negozio turistico per comprare i francobolli e comincio a comprare anche regalini… i soliti, orribili souvenirs…
Oggi ho il trip dei regalini… mi perseguiterà per tutto il giorno… lasciandomi solo alla National Gallery dove risolverò molto al bookshop.
Ho con i souvenirs un rapporto ambiguo: da una parte mi piace portarli. A chi aspetta, a casa, al lavoro, fa piacere riceverli, fa piacere essere stato pensato… dall’altro mi irrito perché alla fine spendo sempre un sacco di soldi, molti dei quali in piccole stupidaggini: anche oggi è andata così!
Con l’aggravante che non riesco a ritirare soldi col mio Bancomat: quando inserisco la carta e digito il PIN compare un messaggio per me incomprensibile ma sicuramente minaccioso… che mi spinge a riappropriarmi quanto prima della carta stessa!

Oggi ho rispettato il programma della giornata con qualche… variante imprevista!
Dunque: volevo andare alla National Gallery essenzialmente perché avevo avuto un incarico da Rossella: comprarle il catalogo, se a prezzo accessibile (max. £. 100.000).
Per le Collezioni avevo veramente un programma di minima: al meno il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, situato nella nuova Ala Sainsburg. Dopo l’esperienza alla Modern Tate ho capito di non riuscire a vedere tante opere tutte insieme!
Quindi volevo visitare con attenzione la chiesa di St. Martin-in-the-Fields a fianco della National Gallery. Come recita la guida “dal punto di vista architettonico è una delle costruzioni più importanti: ha costituito, infatti, il modello sul quale si è sviluppato lo stile coloniale tipico delle chiese americane”. Inoltre, sempre a detta della guida, vi si tengono regolari concerti e volevo arrivare in tempo per quello di mezzogiorno…
Infine volevo andare a Buckingham Palace percorrendo il maestoso viale The Mall che ne assicura la prospettiva migliore…
Ma… non è andata proprio così!!!!
Non immaginando ancora variazioni al programma scendo a Charing Cross… cerco invano la statua di Oscar Wilde in cui mi ero imbattuta - per caso - la volta scorsa (bellissimo l’epitaffio: Siamo tutti nella fossa, ma qualcuno guarda il cielo…) Dove sarà? Parto col dispiacere di non averla rivista!
E invece… variante!!!!
All’inizio dello Strand incontro un Internet Point! Mi avevano favoleggiato di questi Internet Point di Londra… grandissimi… Volevo sottrarmi al loro fascino… Già avevo resistito ieri, in Oxford Street, dove ce n’era uno da 300 posti!!!
Qui capitolo! L’impatto è deprimente… una certa puzza tipo McDonald e tutti questi allucinati, in file silenziose davanti ai video…
Mi assegnano un codice che mi assicura la connessione per 37 minuti al prezzo di una sterlina. Mi sento veramente inadeguata e fuori luogo: non riesco a connettermi, anche se le spiegazioni sono lapalissiane… Chiedo aiuto e mi viene il sospetto che non sono tanto io inadeguata, quanto i PC che non sono mai lasciati nello status di start.
Finalmente in yahoo.com! Scrivo due mail. Una per Bonetti, il mio amico produttore e attore; l’altra per Ines, la mia amica di durata pluriennale!
La prima è nei soliti modi ridanciani… Soggetto: In viaggio per dimenticare…Alludendo alla sua ultima comparsa in TV, in una soap - seguitissima da mia madre - in cui interpretava un certo Tommaso che poi moriva improvvisamente, fingo di essere in viaggio per procura da parte di mamma per dimenticare… la morte di Tommaso!
Quella per Ines è seria, legata ai tanti discorsi esistenziali intercorsi fra noi, ai molteplici interrogativi senza risposta. Oggetto: Step by step.
Step by step sono arrivata in questa mecca cibernetica…e continua su questi toni. Una lettera breve, concisa, che si chiude frettolosamente perché Buckingham Palace e la regina mi stanno aspettando! Ma quante altre cose può voler dire Step by step! Ed Ines lo sa!

E così, con un sole insospettato, oltrepasso l’Admiralty Arch alla volta di Buckingham Palace.
Cammino un po’ per The Mall, il grande viale che porta direttamente al palazzo reale, un po’ nel St. James’s Park. “Il più antico parco londinese: risale al 1532, quando Enrico VIII volle una sua Versailles, ma l’attuale sistemazione è della prima metà del secolo scorso. Offre passeggiate, un laghetto in stile cinese, stupendi esemplari di pellicani e altri uccelli acquatici…” leggo sulla guida. E intanto, mentre alzo gli occhi dal libro…sul ponticello che attraversa il laghetto… due maestosi pellicani! Non credevo fossero così grandi! Uno, soprattutto! Sarà alto 1,20 m., forse di più… Mi tengo a debita distanza. Bellicosi? Certo quel beccuccio lungo più di mezzo metro non promette niente di buono! E quando apre le ali…
Osservo lungamente la reggia dalla prospettiva che volevo. Dopo aver effettuato tutti i rilevamenti progettati torno indietro e… pronti per un’altra avventura!
Sempre perseguitata dal trip dei souvenirs prendo il bus n. 11 per percorrere Whitehall passando davanti ad Horse Guards e (nelle mie intenzioni) raggiungere il Big Ben. Ma il bus percorre un itinerario diverso e… via per un tour di Londra!
Passa davanti alla Westminster Abbey, percorre Victoria Street, costeggia la Stazione Victoria e… voilà… eccoci in King’s Road. Siamo a Chelsea, quartiere di artisti, gallerie, negozi di antiquariato. L’arteria centrale è proprio King’s Road. Qui, negli anni ’60 nacque la minigonna e poi altre mode successive, sino a quella punk. Case basse, alcune del XVIII secolo. Tutti i negozi aperti, nonostante sia domenica… tantissima gente in giro… Acquisto qualcosa per la cena: detesto mangiare da sola nei locali pubblici, mi mette tristezza, non so dove guardare e poi, voglio evitare eventuali… rimorchi.
Torno indietro con il solito bus!
Naturalmente sempre al secondo piano!
Naturalmente sempre in prima fila, se possibile!
Contenta di avere le idee chiare su una parte topografica di Londra!

Comincia ad essere tardi! Il supposto concerto a St. Martin è alle 5 p.m.! La National Gallery chiude alle 6 p.m.! Che fare? Risolvo per il bookshop, a discapito di Piero della Francesca!
Che bella sorpresa! Che bel bookshop!
Finalmente il trip da souvenirs si risolve! Risolvo anche il problema del catalogo: ha un prezzo accessibile. Ne acquisto due copie, una per me ed una per Rossella.

Di corsa a St. Martin-in-the-Field! E qui viene il bello!
Credevo di assistere ad un concerto ed invece era il coro della chiesa che officiava - evidentemente - una cerimonia religiosa domenicale!
Fornita di un libro di Salmi e di Inni e di una pagina plasticata con i testi del giorno, sono accolta da una simpatica signora grassa e sorridente.
Ce l’avrà con me? … e ricambio il sorriso. Mi si avvicina e, appurato che non ho un posto preferito, mi pilota al primo banco, per vedere bene.
La coincidenza degli opposti! Sono accanto ad una coppia di colore, raffinata, bella ed elegante. Lei alta, curata, con un’elaborata pettinatura rasta raccolta sulla nuca. Profumata, ingioiellata… Mi fulmina con lo sguardo perché, nel tentativo di riporre la guida nello zaino, faccio un po’ di rumore.
Io, orribile! In giacca a vento ed anfibi impolverati dal lungo camminare. Con quella pelle di quel gialliccio malaticcio quale è il colore della nostra pelle quando non valorizzata da un’abbronzatura dorata o da un trucco sapiente. Con la fascia da sci sulla fronte per il freddo ed i capelli ricci che scappano da tutte le parti… Con gli occhiali con una sola lente… nel frattempo si erano rotti. Dunque… dopo questa descrizione… chi era la mummie fra noi due?
Presa, comunque, da una sorta di paternalistica benevolenza la “bella signora negra” (che sicuramente sarà anche “buona” secondo il modello della calosagathia ateniese: il Bello non può essere scisso dal Buono!) con graziosa condiscendenza mi indica, nel libro del Salmi, la pagina dei testi da cantare: Salmi 12 e 13 del Day 2 E!
Ma…arrivati agli Inni… ho capito l’antifona e, visto che sono chiaramente indicati in un cartello appeso accanto all’altare, ecco che apro il libro all’Inno 353. Un inno composto da un certo John Whittier (1807-1892) in chiave di violino, con ben tre ßmolle (la-si-mi): di che scala si tratta? A casa risolverò il problema! Notoriamente stonata ho taciuto prudentemente ma ho seguito con attenzione, prestando orecchio alla pronunzia e all’intonation.
Questa è l’esperienza più bella della giornata. Finalmente “pausa-pace” e la convinzione che Dio - se c’è - è ovunque e in ogni religione! Che strano: per pregare veramente sono dovuta venire in Inghilterra! Mentre a Roma si celebravano i fasti del Giubileo i momenti veri, più sentiti li ho vissuti qui: l’anno scorso a Westminster Abbey e quest’anno a St. Martin.

All’uscita decido per una “botta di vita”: Coven Garden! Non che abbia proprio voglia di andarci, ma è quasi un must e non è tardi.
Soliti traffici con la mappa della metro: solo due fermate ma con un cambio. Da Charing Cross a Leicester Square: prendere Piccadilly Line e scendere a Coven Garden. Ma a Leicester Square succede qualcosa che non va! In primo luogo mi innervosisco: per cambiare linea mi trovo a percorrere lunghi corridoi poco frequentati. Keep left! intimano i cartelli fissati ai muri. Mi rendo conto di essere una donna sola, palesemente straniera, in questo intrigo di corridoi. E’ facile pensare (come è) che ho tutti i miei averi con me… è domenica quasi sera… non vorrei fare qualche incontro con giovinastri avvinazzati, anche se - a onor del vero - non ne ho visti!
Finalmente i corridoi finiscono: ecco le rotaie! Ho comunque l’impressione di non essere nella direzione giusta. E’ in arrivo il treno: Lo prendo! - mi dico - alla prossima fermata capirò se Coven Garden è un sospeso per la prossima volta!
E ’ andata così: Coven Garden mi attende at the next!

19 marzo 2001, h. 23:00

Oggi è stato THE PRESENT’S DAY!!!!!! Il “giorno del regalo”!
L’anno scorso mi sono “regalata” una rappresentazione in uno dei teatri più “in” della Shaftesbury Avenue. Passando casualmente avevo visto che era in cartellone una commedia con Vanessa Redgrave!!! Vanessa Redgrave: un mito! Una grande attrice, una grande donna! Indimenticabile (per me) la sua interpretazione in Julia, che le è valso l’Oscar. Non potevo perdere l’occasione di vederla dal vero! Lo spettacolo non valeva granché… inoltre non afferravo i dialoghi in… tempo reale!!! Ma la cosa fondamentale era poterla vedere in scena, anche se non in un lavoro drammatico, che avrei preferito! Le mie aspettative non sono andate deluse….
Per quest’anno ho deciso una gita nella campagna inglese. Obiettivo: visitare una della famose città universitarie: Cambridge o Oxford! Dopo aver vagliato diversi programmi delle Agenzie Turistiche opto per una gita nella valle del fiume Avon: sarà l’occasione per visitare Oxford, Statford-Upon-Avon, città natale di W. Shakespeare, ed il Castello di Warwick.
Partenza in pullman dalla Stazione Victoria, guida only- english-speaking!
I miei compagni di viaggio - più o meno l’equivalente di qualche centro anziani di marca U.K. & affini - sono tutti gentili nei miei confronti. Ricambio la loro cortesia con amabili sorrisi scusandomi, però, di non poter partecipare alla conversazione generale perché… non conosco la lingua. Bugia!!!! Il naso mi si è …. virtualmente allungato di almeno 30 cm.: ma voglio stare in santa pace… non costretta a conversazioni oziose e convenzionali del genere: From where do you come? Oh!!!! Rome! Wonderfull!
Nelle pause in cui il programma consente di girare da soli, preferisco itinerari che stabilisco al momento… mi fermo come, dove, quando e quanto voglio… Certo un comportamento del genere non mi varrà il titolo di…. Miss Socievolezza!!!!! Eppure,dopo ogni sosta, tutti si preoccupano di controllare se è salita anche la signora italiana!

Christ Church College, Oxford
Christ Church College, Oxford
Il Salone

Oxford è come la immaginavo… come l’ho vista nei film… atmosfere da Il nome della rosa! Emozionante la visita alla Bodleian Library: sin dal 1610 vige un accordo con la corporazione degli editori perché una copia di ogni libro pubblicato venisse data a questa biblioteca che conta, adesso, milioni di volumi.
Tutto il mondo è un palcoscenico, e tutti gli uomini e le donne non altro che attori. Sanno quando uscire e quando entrare in scena e, nella sua vita, un uomo interpreta molti ruoli…accompagnata da questa citazione shakespiriana mi aggiro per la sua città natale (Statford-Upon-Avon) … visito la sua casa… mi soffermo nella stanza in cui, secondo la tradizione, sarebbe nato il 23 aprile del 1564.

Casa natale di W. Shakespeare
Casa natale di W. Shakespeare
Henley Street, Stratford-Upon-Avon

William Shakespeare
William Shakespeare
1564-1616

L'annotazione del battesimo di Shakespeare sul registro parrocchiale della Chiesa di Holy Trinity (Stratford-upon-Avon): 26 aprile 1564, Gulielmus filius Johannes Shakspere
L’annotazione del battesimo di Shakespeare sul registro parrocchiale della Chiesa di Holy Trinity (Stratford-upon-Avon): 26 aprile 1564, Gulielmus filius Johannes Shakspere

Frontespizio delle Opere di W. Shakespeare
Frontespizio delle Opere di W. Shakespeare
London, Isaac Iaggard and Ed. Blount, 1623

Come ultima tappa è prevista la visita al Castello di Warwick, uno dei più bei castelli medievali inglesi, perfettamente conservato! Posto in una significativa posizione strategica, voluto da Guglielmo il Conquistatore (XI sec), già entro la fine del XIII sec. si era affermato come uno dei grandi centri di potere del paese ed ebbe un ruolo importante durante la Guerra delle due rose.

Warwick Castle
Warwick Castle

Warwick Castle Warwick Castle
Veduta dal fiume Avon

Oberato dai costi di manutenzione l’ultimo proprietario, l’VIII Conte Greville, lo vendette al Gruppo Tussauds e da allora i nuovi proprietari hanno eseguito grandi lavori di restauro riaprendo al pubblico molte ali, rendendolo un’attrazione turistica (sob!!!!)
L’interno è piuttosto inquietante e un po’ kitsch: non solo tutti gli ambienti sono arredati nei minimi particolari ma vi si simula anche una sorta di vita reale: ogni stanza - con la sua destinazione d’uso (le camere da letto, i salotti, la biblioteca, la sala della musica, ecc.) - è abitata da statue di cera in costumi ottocenteschi intente in azioni e atteggiamenti adeguati al contesto in cui sono inserite!

Warwick Castle
Warwick Castle
Sala della musica

L’impressione (per me) è sgradevole: come di “tempo fermo”, no… di più… come di morte….
Esco fuori e mi riprendo con un’ineguagliabile vista dalle mura sulla campagna inglese, ormai un po’ brumosa, vista l’ora (è pomeriggio inoltrato) e sul corso dell’Avon.
Ho atteso invano l’arrivo di Ivanhoe…. o, almeno, quello di Robin Hood….. non è comparso nessuno… forse perché non ho trecce abbastanza lunghe….
Mi risolvo a scendere e a tornare sul bus: fra l’altro a Londra mi aspetta la cena con Audrey e Pat!
La serata si conclude piacevolmente al ristorante: le amabili signore inglesi - pensando di farmi cosa gradita - mi pilotano in un ristorante italiano! Stranamente, si mangia bene: finalmente il primo pasto decente di questi giorni! L’atmosfera è accogliente, il personale italiano ma, per una cortesia verso il paese che ci ospita, parliamo tutti solo in inglese!

20 marzo 2001, h. 15.00

Ultima mezzora in albergo. Poi in metro sino all’aeroporto. Il tempo è infame: vento e nevischio.
Un bel po’ di paura del volo, interrotta a tratti da aree di insospettata calma! Scrivo: sarebbe bello continuare ma è ora di avviarmi all ’aeroporto: continuerò da lì……

Roma, 21 marzo 2001

E invece… non ho potuto continuare….
All’aeroporto c’era una confusione indescrivibile… lunghe file ai check-in… valigie ovunque! Che accade? Pare sia saltato il sistema informatico: i terminali riprendono a tratti, continuano a bloccarsi. Almeno è quanto mi dice l’impiegata della British Airwais a cui presento il biglietto. Dall’inequivocabile aspetto anglosassone, gentile all’apparenza, si scusa per l’involontario disagio arrecato ai viaggiatori. Finalmente il sistema riprende! Chiedo all’algida impiegata di assegnarmi un posto centrale… cerco di consegnarle la valigia… e qui viene il bello!!!! Rifiuta di ritirarla e di fare il check!!! Tento di avere spiegazioni: che fare del bagaglio? L’ipocritona - soave sino ad un attimo prima - pur rendendosi conto che ho una certa difficoltà con la lingua non mi fornisce alcuna spiegazione anzi, mi sollecita - con fare frettoloso e anche un po’ sgarbato - ad allontanarmi perché la fila deve andare avanti!!!!!
Indietreggio un po’ sconfortata: che fare di questa valigia? E’ piccola ma non tanto per essere contrabbandata come bagaglio a mano!!!! Mi aggiro fra le file ai desk ed i passeggeri seduti in attesa… l’aeroporto è di nuovo nel caos… il sistema è saltato di nuovo! Ed io sempre con questo trolley!!!! Ma ho elaborato un piano ben congegnato!!! Fra un’interruzione e l’altra studio i vari impiegati della British Airwais: chi è più gentile? Chi più disponibile???? Ecco la vittima designata: un simpatico giovane di origine sicuramente indiana, a giudicare dall’aspetto! Pelle un po’ scura, sorriso aperto, capelli folti, neri e ricci!!!! Mi piazzo in posizione strategica… appena il sistema riprende lo… incastro con la valigia, gli spiego rapidamente il problema e - con languido sguardo di cerbiatta ferita…. tipo Bamby - gli chiedo di provvedere, se possibile, al mio bagaglio!!!! Come dire di no ad una signora straniera… non proprio orribile… in palese difficoltà????? Ne va dell’onore britannico!!!!
Stringendo in mano, finalmente sollevata, la ricevuta dell’avvenuto ritiro del bagaglio mi sistemo su una poltroncina vuota, consapevole di avere come prospettiva una lunga attesa……
Saremmo dovuti partire alle 18…. chiamano il volo solo alle 22!!!!! Ma perché la fila per l’imbarco procede così lentamente? La spiegazione è subito evidente: quasi tutti i passeggeri hanno con sé le valigie, che vengono ritirate al momento del controllo del biglietto!!!! Si procede a velocità di lumaca! Io sono una delle poche che è riuscita a far imbarcare il bagaglio in precedenza! Ed ora… nuovi orizzonti di sconforto! Dove sarà andata a finire la mia valigia? Cosa avrò detto al disponibile impiegato nel mio improbabile inglese??? Adesso è inutile preoccuparsi: affronterò, eventualmente, il problema a Fiumicino. Al momento sono diverse le ansie da tenere a bada: le condizioni atmosferiche sono ulteriormente peggiorate!!!!!
Finalmente in aereo, seduta praticamente in coda: meno male che avevo chiesto un posto centrale! Nella fila a tre, dalla parte del corridoio: alla mia destra due ragazze di meno di vent’anni. Carine, spigliate, tornano a Roma dopo un viaggio-premio: fra una risata e l’altra nascondono la loro paura…
Uno, nessuno centomila…. far le infinite personalità - di pirandelliana memoria - che sono in noi, urge che ne scelga, senza ulteriori indugi, una appropriata alla circostanza! Confessare che ho paura anch’io? Non se ne parla nemmeno!!!!! Vince un look tranquillo e affabile, da consumata aereo-viaggiatrice, offro loro caramelle contro i fastidiosi disturbi acustici del decollo, chiacchieriamo del più e del meno…
Ancora fermi sulla pista! La partenza è incerta per le condizioni del tempo: tutto l’aereo è scosso da violente folate di vento… e nevica ancora!
In assetto di decollo: allacciare le cinture! Non seguo minimamente le istruzioni del personale di bordo: figuriamoci se - in condizioni di pericolo - mi metterò a cercare il giubbotto salvagente!!!!
In assetto di volo: dopo una mezzora tranquilla, dieci minuti di turbolenza DOC! Se non smette all’undicesimo chiederò di scendere!
Miracolosamente atterrati! Miracolosamente in possesso della mia valigia, nonostante i dubbi! Cammino lentamente, trascinandomi con noncuranza il trolley, poggiando con soddisfazione i piedi a terra… felice di questo contatto ravvicinato e non traumatico col suolo: nonostante tutto anche “ ’sta vorta l’aereo j’ha fatta”!!!!!!