RESOCONTI: Eventi - Roma 19 maggio 2005

De Gregori ieri, De Gregori oggi,
De Gregori domani!!!!!

di Sugar

“Amarrock”: l’ho letto su qualche recensione: non è il titolo del concerto, ma il nome si adatta benissimo: “Amarcord” + ”Rock ”: quasi tutto il repertorio (De Gregori ieri) “rivisitato”con arrangiamenti che ne hanno fatto una musica più moderna e accattivante, soprattutto per i giovani… (De Gregori oggi, De Gregori domani). Un concerto di “stretta osservanza dylaniana” in cui De Gregori, colui che ha scritto alcune delle pagine più belle di musica&poesia degli ultimi decenni, ha tirato fuori - dalla sua valigia di musicista - il meglio di sé, di ieri e di oggi.
De Gregori, il Poeta, ma anche la Storia, la Coscienza , il Ricordo…. E la Rabbia.

In principio era il buio… interrotto solo dalle indicazioni delle uscite di emergenza e dall’agitarsi dei telefonini accesi.
In principio era il silenzio… nonostante il PalaLottomatica fosse pieno.
Improvvisamente hanno fatto irruzione, sul palco, musica, luce, colori. De Gregori, in un’irraccontabile giacca color melanzana e con cappellino a visiera, al centro a cantare “Vai in Africa Celestino” la canzone di punta dell’ultimo CD (“Pezzi”).
In tutta la prima parte del concerto ha cantato brani nuovi: li ascoltavo per la prima volta, non posso esprimere così un giudizio “meditato” ma “a caldo” direi che almeno due pezzi sono notevolmente buoni. Noi su su, su uno “strapuntino” di cemento ma proprio centrali rispetto al palco. Pur avendo comprato i biglietti molto tempo fa, erano già finiti i posti numerati! Ci siamo dovuti accontentare del “secondo e terzo anello non numerato” (tanto è grande l’amore per il nostro!). “Arriveremo un po’ prima e troveremo una sistemazione decente!” avevamo detto. Ma, pur essendo arrivati tre quarti d’ora prima erano rimasti liberi solo i posti laterali del terzo anello. E così, senza pensarci troppo, abbiamo scavalcato la ringhiera che fa da protezione alla parte superiore del settore e ci siamo seduti sul muretto di cemento. Le spalle appoggiate alla ringhiera, proprio centrali rispetto al palco: chi meglio di noi??????
Il concerto va avanti senza intervallo: è tutto un crescendo di tensione ed emozioni.
Anche la scenografia fa la sua parte: semplicissima: un palco essenziale, uno sfondo a righe verticali (bianche e nere) con un andamento asimmetrico. Ma sono i colori che cambiano tutto! A seconda delle canzoni si passa dai turchesi agli azzurri, dal giallo oro ai rosa sempre più spinti sino a diventare fucsia!
Comincia a cantare canzoni “storiche”: ma gli anni e le esperienze non gli sono passate addosso inosservate: “Sotto le stelle del Messico a trapanar” e “L’abbigliamento di un fuochista” diventano quasi musica popolare, accompagnate dall’ organetto di Ambrogio Sparagna a cui De Gregori lascia la centralità del palco. E Sparagna, suonando, si esibisce in una specie di saltarello saltellando per tutto il palco: il risultato non è brutto, il ritmo è coinvolgente. La “scuola” di Giovanna Marini ha dato i suoi frutti!
“ L’agnello di Dio”, “La leva calcistica della classe 1968”, “La valigia dell’attore” ma soprattutto “Generale” suonano come le ricordiamo noi, di una… certa età!. “La storia” ha cambiato un po’ ritmo, un nuovo arrangiamento (come nel concerto del 1° maggio a San Giovanni), e qui non sono d’accordo: come facciamo a ricordarci che “la storia siamo noi” se…ci tolgono il ricordo originale????
Il concerto termina ma, naturalmente, c’e’ il bis: De Gregori non si è risparmiato e ha accontentato generosamente il pubblico! Attacca “La donna cannone”. Menomale: è salva! Non ha nuovi arrangiamenti! La esegue come penultima canzone: grande emozione in tutti. Un brano che - a ragione - fa parte della Storia della Musica.
Ecco l’ultima canzone: noi “anzianotti” ce ne andiamo su una “Buonanotte, fiorellino” che è inascoltabile! La tenera poesia è diventata una specie di “rap”, tutta batteria! Ma, nello steso tempo, mentre formuliamo questo pensiero, le gambe vanno per conto loro seguendo il ritmo, ci si agita a tempo insieme a tanti giovanissimi che - di quella “Buonanotte, fiorellino” - non ne sanno niente: forse le loro mamme la usavano come ninna-nanna. E loro, invece, adesso conoscono una nuova canzone che permetterà a De Gregori di continuare ancora… (De Gregori oggi ma, soprattutto, De Gregori domani!).