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RESOCONTI: Viaggi 1997

California 1997

di Stefano Caporali

Rapporto 5: Disneyland

Martedì 19 febbraio 1997

Ecco il rapporto anticipato di un giorno rispetto al solito. Fortuna che il
weekend è stato lungo altrimenti non saprei che dirvi.
Lunedi 17 era "The Presidents Day" e l'ufficio era chiuso; chiaramente
quando ci saranno le feste in Italia noi non andremo a lavorare per
solidarietà e patriottismo, così raddoppiamo le ferie, niente male!
Avendo saputo solo venerdi del ponte lungo non abbiamo potuto organizzare
altro che una banale escursione in macchina a Los Angeles. Cinque ore di
viaggio per andare a vedere la patria dei telefilm moderni:
Beverly Hills, Bel Air, Rodeo Drive (Pretty Woman), Hollywood, il Chinese
Theatre con le impronte dei vari personaggi, Melrose Avenue, Santa Monica
Beach ecc...
Non siamo arrivati a Malibu' e Venice Beach ma contiamo di tornarci.
C'hanno catturato qualche soldo al museo dei Guinness e del Cinema ma per
il resto le spese non sono state eccessive.
Il seguito del viaggio ci ha portato a DisneyLand. Un'ammazzata di un
giorno a fare file interminabili ma che valeva decisamente la pena di
affrontare soprattutto per lo spettacolo finale sul lago: effetti
pirotecnici, musiche, personaggi di Walt e immagini proiettate su uno
schermo di acqua vaporizzata. Indiana Jones è fortissimo ma anche Star
Tours e la città di topolino ToonTown.
L'ultimo giorno siamo andati agli Universal Studio dove ci sono spettacoli
e giostre, se così possiamo chiamarle, fanatastiche. Non mi dilungo nella
descrizione ma il tra il giro degli stage con il trenino, Ritorno al
futuro, Jurassik Park e WaterWorld non sò quale è più bello.
A Los Angeles i primi due giorni era piena estate e si moriva di caldo
anche in maglietta. Lunedì invece agli Universal ci ha beccato una
tempesta clamorosa che ci ha costretto alla fuga. Nel turbinio di pioggia e vento Massimo è uscito senza accorgersene da un'uscita di emergenza; accortosi di aver sbagliato strada è tornato indietro ed è arrivato ad uno dei cancelli. Il fatto è che lui credeva di stare uscendo così quando gli hanno chiesto il biglietto ha risposto "No Grazie!" il che ha scatenato un accenno di rissa con il bigliettaio che credeva di essere preso in giro...
Alla fine si è risolto tutto e siamo ancora a piede libero.

Non so se già l'avete capito ma Telecom mi ha boicottato il rientro del 22.
Visto però che a Roma pare si lavori anche di sabato in questo periodo
forse è meglio così!
Tra l'altro uno di noi quattro è tornato a Roma perchè gli è' nata una
figlia (come dice il mio capo a Roma : incidenti di percorso), si chiama
Giulia, la bambina chiaramente, e ci riteniamo tutti e tre i suoi zii
d'America (un po' squattrinati!).

Per i prossimi viaggi ci spingeremo a Las Vegas, San Diego e poi si vedrà.

Dario mi sta mandando una serie di ricette di pasta, fornitegli da colleghi
vari, che sto sperimentando con calma, solo che il ragazzo si e' scordato I
SECONDI!!

La lingua resta comnque una cosa oscura:
La 's' finale del plurale diventa spesso 'z' per motivi imprecisati, veloce
si scrive sia "quick" che "qwik" come l'ormai famosa "nite" invece
di "night".
Qui "uan ki" non e' "una chiave" ma vuol dire 1000 ("1K"). Con i numeri poi
è sempre un casotto. A parte il venti che dicono "tueni" invece di
" tuenty", l'altro giorno ad una riunione continuavano a parlare dicendo
piu' o meno:
" Ui ev seventiuan, so ui chen ceing..." oppure "Uot chen ui du uit de
seventiuan?", ma le 71 cosaaa??
Non riuscivo a capire un tubo, mi sembrava che mancasse qualcosa alla
frase. C'erano 'ste 71 innominate che non riuscivo ad inquadrare.
Faticosamente poi mi sono accorto che in realtà dicevano "seventiuans" con
la s finale impercettibile. Alla fine ho capito: c'è un tipo di
connessione che si chiama T1 e loro parlavano di sette di queste
connessioni: le 7-T1 ovvero le "seven ti uans" ! Che fatica
st'americani, parlano proprio come mangiano: male!

 

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