OPERE: racconti - variazioni sull'incipit

Where #2

di Fulvio Lanna

WhereL'incipit di Sugar

Marina si svegliò alla solita ora. Annaspando con la mano sul comodino mise a tacere la sveglia petulante: è duro l’inizio della giornata per chi ha la pressione bassa e quel giorno, poi, sembrava anche prestarsi a bioritmi negativi.... In più la notte precedente aveva studiato sino a tardi: il suo lavoro di ricercatrice in una nota Ditta Farmaceutica le imponeva un aggiornamento costante. Non che continuare a studiare le pesasse, anzi… e le ore passate in laboratorio le davano la convinzione di svolgere un’attività socialmente utile. Hai visto mai… magari una scoperta anche se non proprio rivoluzionaria, se non altro utile nell’ambito biomedico! I soliti rituali mattutini: caffè, doccia, trucco… La novità eclatante di ogni mattina stava nella scelta del bagnoschiuma: «Vediamo un po’» - disse passando in rassegna le bottigliette in fila sulla mensola - «Zucchero a velo, cioccolato amaro, pesca e mandarino, liquirizia.... bene! oggi mi sento per lo zucchero a velo... ho un’amarezza dentro.....» Dirigendosi verso la stazione della metro cercò di assumere un portamento propositivo ed ottimista... scese rapidamente le scale ed il treno era già lì ad aspettarla! «Meno male: almeno vado controcorrente! Niente affollamento, vagoni vuoti...» e cominciò a leggere il giornale in attesa di Anagnina. «Ma che ha questa stazione, stamattina?» si chiese guardandosi attorno. Aveva l’impressione che tutto fosse cambiato, la stazione - abitualmente un po’ squallida - le sembrava quella di un aeroporto: piena di animazione, negozi, luci, gente!! «Forse ho bisogno di un po’ di riposo... Esaurimento nervoso in arrivo....» e affrontò con cipiglio la scala in salita... In superficie ebbe un senso di vertigine: grattacieli a specchio, palazzi avveniristici: il solito panorama, forse un po’ squallido ma familiare e consueto, era completamente stravolto.... « Where am I?» si chiese afferrandosi al mancorrente per non cadere..... Quando si innervosiva si parlava in inglese, eredità di una madre anglosassone e di un corredo genetico britannico al 50%.


Il finale di Fulvio

Eppure… guardando dietro di se, in fondo alle scale, noto’ qualcosa di strano… Due ragazzi stavano parlandosi con un cellulare pur essendo a pochi metri di distanza! C’era un cane con loro, parlava anche lui…
Fuori l’aria era tersa e la temperatura fresca. Marina si mosse con esitazione verso una direzione a caso. Cercava di andare verso il lato piu’ affollato di quel gruppo di palazzi… incontro’ gente, tutta gente strana… Qualcuno spalmava della Nutella su lunghissime, interminabili baguette… una era cosi’ lunga che, sorretta da cento e cento mani, girava addirittura intorno ad un isolato!
Segui’ inquieta il lungo serpentone di pane (fresco, anzi, caldo…) e s’imbatte’ in due signore che pulivano i marciapiedi a specchio vestite con elegantissimi abiti da sera…
Ma che caspita di incubo l’aveva catturata?
Nel pensare, nel caos dei pensieri, non si accorse della vetrata.
Ci ando’ a sbattere contro. Era un vetro strano, spesso, curvo e vagamente opaco. L’urto la respinse e Marina l’osservo’ meglio… Era un cristallo gigantesco che divideva in due la citta’.
Anzi, di qua’ la citta’ con il suo aspetto nuovo, pulito, inaspettato. Di la’ una visione appannata, avvolta in una nebbia fitta… guardo’ meglio, si avvicino’.
Ed ecco, si’… riusciva a mettere a fuoco… di la’ si scorgeva appena una enorme stanza, un divano… un uomo ed una donna che guardavano verso di lei… stavano vicini, lui teneva in mano una scatola nera e schiacciava qualche bottone…
Fu allora che Marina svenne…