OPERE: racconti - variazioni sull'incipit

Traffico #7

di Sugar

TrafficoL'incipit di Fulvio

Ogni giorno torno dal lavoro in auto e percorro il raccordo anulare verso casa. Minimo 1 ora per 13 km.
Tre file di macchine che vanno, non si sa dove, né perché, e, purtroppo, lo fanno a passo d’uomo. Chi fuma, chi parla al cellulare, chi guarda la bionda dell’auto vicino… tutti alle prese con questo che è il più grande spreco assoluto di tempo e di risorse della nostra società!
Pensavo: “Il mio capo corre: maratona, mezza maratona, 9 km, campestre…. se le corre tutte ed è anche molto bravo, tra gli “Over 45”. Bene lui al ritmo di 3’30’’ a km, ci metterebbe 39 minuti.”
Cioè mi passerebbe davanti a razzo. Che follia è mai questa che ci obbliga a questo insano rituale da deficienti?
Bene. Oggi ero stanco e, ad un certo punto, accaldato e spazientito, ho esclamato “ma perché non spariscono tutti questi automobilisti?”


Il finale di Sugar

...come un leggero capogiro… una folata di caldo ancora più secco… lì per lì gli sembrò che non ci fosse più nessuno! Il traffico, il rumore…. tutto scomparso!!!! «Che meravigliosa magia sono riuscito a compiere??» stava per chiedersi con gli occhi socchiusi… SNAPPPP!!!!! Con uno schiocco violento una frustata si abbatté sulla sua schiena… sanguinante e dolente cercò di mettere a fuoco: a file compatte, uomo, fra centinaia di uomini sporchi, laceri, accaldati, assetati, cenciosi, stremati, trascinava enormi blocchi di pietra!!! «La Piramide di Cheope!!!» mormorò a bassa voce, mentre la mastodontica costruzione si stagliava, quasi terminata, davanti ai suoi occhi! La piramide che il faraone Khufu (più noto col nome di Cheope) si era fatta costruire a Giza nel 2650 a.C. ca.! Secondo i racconti dello storico greco Erodoto l’opera si doveva al lavoro di 100.000 uomini, che vi si dedicarono senza interruzioni per ben 20 anni, tagliando, trasportando e issando quasi due milioni e mezzo di blocchi di pietra del peso di almeno due tonnellate ciascuno! «La Piramide di Cheope!!!» si ripeté incredulo… «Ma come diavolo ci sono finito?????» si chiese disperato mentre un’altra frustata lo colpì violentemente: preso dai suoi pensieri aveva allentato il ritmo…E poi… un insistente fischio nelle orecchie: un altro genere di tortura?
Un rumore forte, continuo, fastidioso lo riportò bruscamente alla realtà: un clacson, suonato con veemenza dal suo vicino di sinistra, cercava di strapparlo al colpo di sonno che lo aveva assalito proditoriamente, facendolo sterzare pericolosamente verso la portiera del malcapitato compagno di viaggio. Riprese il controllo dell’auto ancora frastornato…. la sabbia… il deserto… la sete… Cheope… si guardò intorno: era tutto scomparso!
Guardò con sollievo le tre file di auto compatte che percorrevano, a passo d’uomo, il raccordo anulare: e fu felice di essere fra loro! Osservò quasi con simpatia quelli che ammazzavano il tempo fumando, parlando al cellulare, guardando con curiosità il conducente vicino….
Provò una gratitudine profonda per essere figlio di quella Civiltà, anche se lo costringeva a quel grande spreco di tempo e di risorse!!!
Certo, il caldo gli aveva causato quel brutto scherzo…. la temperatura della sua auto era veramente oltre i limiti di guardia… «Mais oui, domani dovrò pur decidermi a far riparare questo maledetto condizionatore!!!» si disse, affrontando la rampa di uscita dal raccordo….
« Home, sweet home!» ormai mancavano solo pochi minuti….

 

[finale tratto dal racconto "2004 Odissea sul Raccordo"]