OPERE: racconti - variazioni sull'incipit

Traffico #8

di Paolo Pietrucci

TrafficoL'incipit di Fulvio

Ogni giorno torno dal lavoro in auto e percorro il raccordo anulare verso casa. Minimo 1 ora per 13 km.
Tre file di macchine che vanno, non si sa dove, né perché, e, purtroppo, lo fanno a passo d’uomo. Chi fuma, chi parla al cellulare, chi guarda la bionda dell’auto vicino… tutti alle prese con questo che è il più grande spreco assoluto di tempo e di risorse della nostra società!
Pensavo: “Il mio capo corre: maratona, mezza maratona, 9 km, campestre…. se le corre tutte ed è anche molto bravo, tra gli “Over 45”. Bene lui al ritmo di 3’30’’ a km, ci metterebbe 39 minuti.”
Cioè mi passerebbe davanti a razzo. Che follia è mai questa che ci obbliga a questo insano rituale da deficienti?
Bene. Oggi ero stanco e, ad un certo punto, accaldato e spazientito, ho esclamato “ma perché non spariscono tutti questi automobilisti?”


Il finale di Paolo

Fulvio chiude gli occhi, come per invocare il suo desiderio con maggior forza... Li riapre quasi subito, tamponato con forza da qualcosa.
" Porca troia" pensa "la macchina nuova, ora scendo e...". Il pensiero gli si blocca in testa: lo scenario che si dispiega davanti a lui è apocalittico. Detta così sembrerebbe la solita scena che ogni romano ha ben presente, specie nei giorni di pioggia e all'ora di punta.
No.
Centinaia di mezzi all'impazzata e senza regole, fiamme in mezzo alla carreggiata, fumo denso nell'aria, rumore assordante.
Non fa in tempo a rendersi conto di nulla, vede dallo specchietto il veicolo tamponatore, un gigantesco fuori strada nero con ruote da camion, più che un'auto sembra un mezzo da guerra modificato per la guerriglia urbana che quotidianamente ogni automobilista deve affrontare per la sua sopravvivenza.
Una botola si apre sul tettino del mezzo e ne esce un enorme individuo tatuato con una mazza chiodata nella mano destra, che in un attimo rompe il vetro posteriore dell'auto di Fulvio e, con agilità insospettabile, gli si affianca sul sedile.
Fulvio è impietrito, gli gira la testa, sta per svenire. L'uomone lo prende delicatamente per la barba e gli sussurra da vicinissimo: "Ora tu devi solo chiudere gli occhi e rimangiarti i tuoi pensieri negativi sul traffico. Qui per te è pericoloso".

Fulvio riapre gli occhi al clacson di una macchina.
" Ahò, dormi de notte. Levate da mezzo".

Fulvio non ha mai capito se quello è stato un sogno, ma da allora è un automobilista ingorgato e felice.