OPERE: racconti - variazioni sull'incipit

Traffico #3

di Claudia Piersanti

TrafficoL'incipit di Fulvio

Ogni giorno torno dal lavoro in auto e percorro il raccordo anulare verso casa. Minimo 1 ora per 13 km.
Tre file di macchine che vanno, non si sa dove, né perché, e, purtroppo, lo fanno a passo d’uomo. Chi fuma, chi parla al cellulare, chi guarda la bionda dell’auto vicino… tutti alle prese con questo che è il più grande spreco assoluto di tempo e di risorse della nostra società!
Pensavo: “Il mio capo corre: maratona, mezza maratona, 9 km, campestre…. se le corre tutte ed è anche molto bravo, tra gli “Over 45”. Bene lui al ritmo di 3’30’’ a km, ci metterebbe 39 minuti.”
Cioè mi passerebbe davanti a razzo. Che follia è mai questa che ci obbliga a questo insano rituale da deficienti?
Bene. Oggi ero stanco e, ad un certo punto, accaldato e spazientito, ho esclamato “ma perché non spariscono tutti questi automobilisti?”


Il finale di Claudia

probabilmente il tono è troppo alto perche' il vicino si gira e mi guarda con commiserazione. Mi chino per prendere una sigaretta, l'ennesima.
”azz….” Giro il capo velocemente guardandomi intorno, giro il capo di nuovo non capisco più dove sono, la strada non c'è più, non ci sono più le auto… mi sento sospesa nel vuoto.
" Calma” mi dico a voce alta per fermare il tremito che mi scuote, ho la gola secca, provo a scendere dalla macchina, devo rendermi conto di cosa diavolo e' accaduto. Prendo la borsa apro lo sportello e guardo giu' sono finita sopra a cataste di macchine accartocciate.
Esito un secondo appena e poi scendo freneticamente aggrappandomi qua e la' a resti di macchine, ferendomi le mani, strappandomi i vestiti.
L'adrenalina mi fa scoppiare il cuore, ho il respiro affannoso. Guardo in giro smarrita. Via Palmiro Togliatti! Devo essere finita in uno dei tanti sfasci che costeggiano la strada.
Resto li' a guardare tra i rottami quelli della mia auto... non riesco a capire, a ricordare cosa è successo. La testa mi fa male da impazzire, mi accascio a terra tenendomela stretta tra le mani. M'accorgo all'improvviso che c'è un pastore maremmano a pochi centimetri da me che annusa l'aria nervosamente. "Buono, buono, ti prego stai buono" gli dico allungando una mano per accarezzarlo. Vedo con orrore che le mie dita passano attraverso la testa del cane. Un freddo glaciale mi paralizza, mentre la verità comincia a squarciare il buio della mia mente.