OPERE: racconti - variazioni sull'incipit
Traffico #5
di Alessandra Di Medio
L'incipit
di Fulvio
Ogni giorno torno dal lavoro in auto e percorro il raccordo anulare
verso casa. Minimo 1 ora per 13 km.
Tre file di macchine che vanno, non si sa dove, né perché, e, purtroppo,
lo fanno a passo d’uomo. Chi fuma, chi parla al cellulare, chi guarda la
bionda dell’auto vicino… tutti alle prese con questo che è il
più grande spreco assoluto di tempo e di risorse della nostra società!
Pensavo: “Il mio capo corre: maratona, mezza maratona, 9 km, campestre….
se le corre tutte ed è anche molto bravo, tra gli “Over 45”.
Bene lui al ritmo di 3’30’’ a km, ci metterebbe 39 minuti.”
Cioè mi passerebbe davanti a razzo. Che follia è mai questa che
ci obbliga a questo insano rituale da deficienti?
Bene. Oggi ero stanco e, ad un certo punto, accaldato e spazientito, ho esclamato “ma
perché non spariscono tutti questi automobilisti?”
Il finale di Alessandra
Ho scartato sulla destra con un’accelerata degna del miglior Senna:
lui si che era un vero campione, non quella specie di robot teutonico che
vive da un secolo da noi e ancora non spiccica una parola di italiano! Mi
sono lasciato alle spalle una scia di fumo denso e chissà quanti accidenti
da parte di quel poveraccio alla guida di una Punto S rossa “vorrei
ma non posso” (vorrei avere una Ferrari, non posso permettermela per
cui mi accontento di un surrogato Fiat…). A quel punto non so che cosa è scattato
dentro di me, ma ho cominciato a prenderci gusto e…via! Ecco la nuova
preda che si avvicina sempre più, 120, 140, 180, 200 Kmh!: ci sono
quasi addosso, se non sterzo ora la prendo, oddio!!! Siiiiiiiiii, ce l’ho
fatta! lui no, poverino, credo si sia sfracellato contro il guard-rail… beh,
se l’è cercata, poteva pure scansarsi quando era ancora in tempo,
no?…sì ragazzo, questa è una delle lezioni fondamentali
della vita, una di quelle che, a volte, si imparano quando non servono più: “bisogna
capire quando è il momento di farsi da parte”.
Me l’ha detto oggi il nuovo direttore del personale. Un ragazzino, avrà si
e no trent’anni. E’ arrivato da poco da Milano, ce l’hanno
mandato per “riorganizzare il nostro settore”: e che c’è da
riorganizzare, dico io? Facciamo bolle di sapone, noi, mica componenti per lo
Shuttle! Bolle di sapone, si, colorate, leggere, grandissime bolle! Le facciamo
da prima che tu nascessi, anzi forse ci avrai giocato pure tu con le nostre bolle…forse…no…tu
no. Ecco, il punto è che i bambini di oggi con le bolle di sapone non
ci vogliono giocare più: l’altra sera sono andato a trovare mio
nipote e gliene ho portato una scatola intera, della versione “deLuxe” (quelle
con il giochino sul coperchio, con le palline che devi sistemare nelle buche):
ha aperto la confezione, l’ha richiusa, mi ha dato un bacio e mi ha detto: “Ciao
nonno, io vado a giocare con la PlayStation!”.
Rallento, oramai non c’è più nessuno davanti né dietro,
mi fermo, slaccio il casco e scendo.”Punto S” scende anche lui, mi
dà il cinque: “Complimenti, “nonno”, bella corsa! Quando
mi dai la rivincita?”. Guardo lo schermo: “Ayrton50”: 27.000
pts – “Punto S”: 23.000 pts. Game over.

