OPERE: racconti
Rospetto rosa
di Sugar
La stanzetta cominciava ad affollarsi: E’ qui la festa? continuavano
a chiedere le persone arrivando. Sono in ritardo? si domandò qualcuno.
Non avevano ricevuto un invito formale: ma “loro”sanno
sempre quando è il momento giusto per materializzarsi… Indossavano
tutti l’abito richiesto per la circostanza: camice rigorosamente
bianco. Giulia ne conosceva solo qualcuno, pochi di vista, ma nel
complesso non era intimorita. Avvertiva un senso di solidarietà ed
una circolarità di affetto: se fosse stata allo stadio, impegnata
a misurarsi in una gara sportiva, avrebbe detto che tifavano
per lei…
Guardò l’orologio a muro appeso sulla parete in modo
da essere chiaramente visibile anche dalla sua postazione. Voleva
fissare quell’attimo in una dimensione spazio-temporale ben
precisa: segnava le 11 esatte. Avevano organizzato tutto per benino:
c’era ancora un po’ di tempo prima dell’arrivo
della festeggiata. Che avrebbe detto vedendo tutta quella gente
radunata per lei? Una bella accoglienza a sorpresa! Approfittando
di qualche minuto a sua disposizione si permise il lusso di divagare
un po’ recuperando qualche frase sospesa dall’album
dei ricordi più recenti, qualche sensazione inespressa… qualche
emozione!
E pensò subito a una pigra mattina domenicale: la città si
stava svegliando a fatica anche se i primi caldi primaverili invitavano
a una bella gita fuori porta. Scostando le tendine della finestra
della cucina, mentre sorseggiava il caffè e pregustava già l’arrivo
dell’estate, fece un rapido progettino per la giornata: dalla
sera precedente avevano deciso di restare a casa gratificandosi
con una bella passeggiata tranquilla in bicicletta in una città semideserta.
Agli altri lo stess del ritorno, delle file ai caselli, delle tempeste
di adrenalina che avrebbero vanificato in un attimo i benefici di
una giornata al mare… Merenda al sacco a Villa Borghese e
poi, in serata, forse un cinema o una cenetta precaria con qualche
amico amante - come loro - del quieto vivere…
Intanto, in attesa del risveglio del “Mitico” - come
si autodefiniva il suo compagno - un po’ di giardinaggio….
Oddio! Forse l’espressione (giardinaggio) era un po’ esagerata
dato che aveva a sua disposizione un balconcino di un metro e mezzo
per sessanta ed era naturalmente dotata di “pollice… vizzo”.
Consapevole dei suoi limiti non voleva strafare: armata di mini-paletta
e mini-zappetta si apprestò a piantare - in un vaso di terracotta
di dimensioni modeste - dei semi di basilico: indispensabile complemento
di quelle belle “capresi” all’italiana dai colori
così graditi a Berlusconi! Quest’ultima riflessione,
anche se appena intuita, diminuì improvvisamente l’entusiasmo
per un piatto di così tipica tradizione nostrana e le fece
provare - per un attimo - un vago senso di nausea… Non è il
caso di esagerare! - si disse - i Berlusconi passano… le mozzarelle
e i pomodori restano!!!
Riaccese la macchina del caffè: era ora che il “Mitico” si
svegliasse! Aspettando che andasse in pressione pensò di
controllare l’andamento di quel piccolo esperimento chimico
in corso sul ripiano della finestra del bagno…
Buon giorno, papa! disse porgendogli la tazza: l’inequivocabile
cerchietto rosso che si era formato al fondo della provetta gli
davano - da quel momento - il diritto all’attributo! Ed ebbe
anche la consapevolezza che la responsabilità di quel vago
senso di nausea provato di prima mattina non era attribuibile solo
al pensiero del “Cavaliere”!
Un vagito squillante la riportò bruscamente alla realà!
E’ già qui? E ora cosa le dico? Aveva pensato tante
volte a quell’incontro ma adesso si sentì improvvisamente
impreparata…
Fra gli applausi generali qualcuno le stava porgendo un rospetto
rosa scalpitante. Con tutto il suo fiato protestava per la violenza
che le avevano inferto: se ne stava così bene in quel teporuccio
umido, senza peso, senza gravità… ed ora … dov’era?
Ha il naso della zia! Pensò Giulia un po’ contrariata
guardandola dalla prospettiva che le era consentita… la zia,
effettivamente lo aveva di taglia un po’ large! Ma si ridimensionerà -
si consolò - i neonati hanno tutti i lineamenti un po’stravolti!
E poi…quanti capelli! Così neri! Era impressionata
dalla loro quantità e lunghezza! E dire che l’aveva
immaginata bionda, anzi… assolutamente calva, da tradizione,
come erano lei ed il padre alla nascita…. Una bambolina in
miniatura, perfetta in tutti i particolari… ancora tutta sporca
di sangue… continuava a piangere e ad esagitarsi.
La prese fra le braccia: finalmente, rassicurata dal rumore del
battito cardiaco, strette per l’ultima volta in un abbraccio
così indissolubile, si calmò!
Adesso la dobbiamo lavare e visitare le disse qualcuno portandola
via!
Si guardò la camicia bianca: l’impronta rossa di quel
rospetto aveva trapassato la stoffa, fissandosi sulla pelle. Non
se ne sarebbe andata mai più: inutile qualsiasi tipo di detergente,
resistente anche al laser!
Guardò nuovamente l’orologio: erano le 11,10 esatte!
Bene: conoscendo con precisione l’ora della nascita, non avrebbe
avuto incertezze nel calcolare l’ascendente!!!!

