OPERE: racconti
La luce grigia del mattino
di Giorgio Penco
la
luce grigia di un mattino di nuvole spingeva sulle palpebre chiuse e lentamente
Jamal riemerse dall’abisso del sonno. sentiva i muscoli intorpiditi
e freddi ed un indefinibile senso di disagio.
non avrebbe voluto alzarsi. la lunga notte di battaglia aveva lasciato i
suoi segni ed ora era stanco e svuotato.
eppure era necessario.
faticosamente si sollevò puntellandosi sui gomiti e poi si tirò fuori
dalle coltri.
l’abisso ove in compagnia di merseen, il suo solo amico fidato, era
penetrato la sera prima gli sembrava ancora lì. il nome “merseen” probabilmente
era falso; forse il nome vero era ross o malcom o chissà cos’altro.
non aveva importanza: nessuno o quasi nessuno si presentava ai compagni (o
ai nemici) d’avventura con il suo vero nome ed anche lui si faceva
chiamare winterblade anzichè jamal.
ripensò a quelle pareti scavate in una roccia scura ed umida. l’odore
aspro d’urina e quello nauseante dei cadaveri in decomposizione.
in quell’aria immobile ogni passo, ogni fruscìo, ogni presenza
parevano produrre una lunga vibrazione sottile che poteva essere percepita
e che gli scatenava ondate di brividi lungo la schiena.
avevano camminato nel buio per almeno mezz’ora trovando di quando in
quando lungo i cunicoli e le sale scavate nella roccia indizi e segni ben
chiari: in quell’oscurità c’era qualcosa di pericoloso
e molti altri prima di loro avevano annusato quell’umidità cercandovi
la gloria, ma trovandovi la morte.
poi, con un gesto impercettibile, il suo compagno lo aveva fatto fermare:
c’era qualcosa di strano oltre la parete di roccia, oltre la stretta
fessura che pareva pronta ad inghiottirli 10 metri più avanti.
merseen, questo era il nome dello stregone con cui da anni condivideva pericoli
e sangue, aveva una sensibilità innaturale nell’avvertire la
presenza di altri esseri animati. era come se fosse stato in grado di percepirne
l’alito vitale.
ed ora merseen era silenzioso ed immobile accanto a lui, mentre scrutava
nell’oscurità …
mentre ripensava alla nottata trascorsa, jamal fece alcuni passi verso l’asse
di fronte a lui, ne sollevò un piccolo oggetto lucente e lo scrutò per
un attimo. poi con un gesto quasi rituale versò dell’acqua nello
stretto foro superiore. l’oggetto reagì con uno sbuffo umido
e caldo, come se quel gesto ne avesse risvegliato la forza vitale. jamal
si accinse al solito rito mattutino e cominciò a muoverlo verso destra
e poi verso sinistra. ancora a destra ed ancora a sinistra …
merseen era teso. non potevano avvicinarsi oltre a quella spaccatura nella
roccia. aveva troppo l’aria di una trappola. qualsiasi cosa ci fosse
al di là doveva uscirne fuori, dovevano stanarla senza entrare.
merseen continuava a fiutare le forze arcane che fluivano lungo i cunicoli.
d’un tratto le sue lunghe dita ricamarono nel buio sottili tracce di
luce ora pallida, ora dorata, ora sanguigna. winterblade bilanciò le
due lame e si preparò a reagire.
jamal sbadigliava e continuava a sentirsi a disagio. ciondolò stancamente
verso la porta, fece ancora qualche passo, chiuse accuratamente a chiave
la porta alle sue spalle, abbassò un poco le mutande e, da vero uomo,
sprizzò davanti a sè un getto allegro e potente d’urina
gialla. il senso di disagio svanì nel nulla da cui era venuto ed il
mattino parve di colpo meno cupo.
con uno sfrigolìo prolungato dalle dita di merseen si gonfiò un
bagliore di fiamma. un attimo dopo una lingua di fuoco guizzò in avanti
verso il varco nella roccia e lo attraversò. nella luce improvvisa
esplose un urlo stridulo di dolore ed una massa scura ancora fumante si scagliò in
avanti verso di loro nell’odore forte di carne bruciata ed in un turbinio
di lunghe zampe aguzze.
winterblade sollevò di scatto il braccio sinistro in avanti puntando
la lama come uno scudo dritta al centro dell’enorme ragno velenoso
e spinse indietro il piede sinistro per reggere l’urto, merseen si
spostò di lato. la corazza chitinosa impattò sulla punta, la
spinse, scivolò un po’ di lato e sprofondò su di essa
in un fiotto di licòre verdastro e viscido che bagnò la mano
ed il braccio di winterblade. ma la massa del ragno non si fermò:
una zampa gli uncinò le carni della gamba e la spinta lo travolse.
in un guizzo da terra winterblade si spostò e sollevò con tutte
le sue forze la seconda lama sfondando il ventre molle del mostro. merseen
pronunciò poche parole e mosse leggermente le dita: un fiotto gelido
investì il ragno ghiacciandone all’istante le giunture e gli
organi interni. la spada destra rimase bloccata nel ventre del ragno, ma
winterblade vincendo il dolore per la gamba squarciata si trasse di lato
con l’aiuto del compagno, si rialzò e picchiò più volte
con tutte le forze sugli occhi composti, sulle mandibole e sulla testa ghiacciati
fracassandoli in mille scheggie.
l’effetto dell’incantesimo di congelamento stava cessando ed
il mostro tornò a muoversi solo per morire, con un ultimo grido stridulo,
nel suo stesso sangue.
jamal sollevò lo sguardo: le 8 passate. era tempo di andare. uscì sbadigliando.
non aveva più l’età per passare la notte in quel modo
e poi affrontare la giornata successiva. promise a se stesso che quella sarebbe
stata l’ultima notte di combattimenti. e si avviò incontro al
giorno.

