OPERE: racconti

La grande scritta

di Sugar

Prologo
ovvero ove si racconta di come tre aitanti giovanotti, votati al proselitismo della cultura, fossero saliti, incuranti del pericolo, sullo stretto cornicione che sovrastava il fronte anteriore dell’edificio della Biblioteca Comunale per dipingere - a lettere cubitali - la parola “Biblioteca” e di come tre leggiadre pulzelle dirigessero il lavori dal basso...

 

 

La “ragazzotte” - come erano definite dai colleghi che, sia pure con affetto, escludevano così qualsiasi considerazione della loro valenza femminile - dal loro posto di osservazione privilegiato decisero di nominare “the best in the library”. E fu tutto un soppesare di masse e volumi mentre i “maschietti” ignari di quanto - metaforicamente e fisicamente - si tramava alle loro spalle continuavano a chiedere consigli:
- «La pancia della “b” deve essere più tonda?»
- «Nel rosso ci vuole più carminio?»
« Troppo magro!» fu il pesante verdetto che si abbatté sulla costituzione sottile - ma proporzionata - di Gianluigi escludendolo quasi subito dalla nobile tenzone. Guadagnò così un onorevole terzo posto: peccato che i concorrenti fossero solo loro tre!
La scelta fra gli altri due fu veramente ardua: la scritta era ormai quasi terminata e gli autori minacciavano già di scendere mentre le consultazioni erano ancora in corso, privando così la giuria della possibilità di ulteriori valutazioni dal basso!
Su Maurizio non c’era niente da dire: le sue proporzioni, il suo profilo greco, i suoi ricci composti lo avvicinavano pericolosamente a un modello classico: un Apollo di marmo pario, un Bronzo di Riace.....
Vinse, sia pure di strettissima misura, Mario: gli valsero l’alloro la muscolatura asciutta e nervosa delle spalle e del dorso che si intravedeva - mentre, assolutamente ignaro, muoveva le braccia impegnato nella pittura - sotto la sua T-shirt bianca ed il bacino stretto. Anni di free climbing e di windsurf non erano passati inosservati!
Alba Martina non fu pienamente soddisfatta del verdetto: a suo giudizio si doveva assegnare un ex-aequo dato che si paragonavano misure non omogenee fra loro: il canone classico contrapposto alla essenzialità del XX secolo!
A lavoro ultimato decisero di premiarsi con un bel caffè al bar di Franco: se il proprietario era simpatico, il locale era piuttosto sordido. Sarebbero riusciti ad evitare l’AIDS dato il genere di avventori abituali? Come al solito optarono, prudentemente, per i bicchierini di carta: se il gusto era mortificato, sicuramente la salute ne avrebbe tratto qualche vantaggio!
Camminavano in gruppo affrontando argomenti ironici e leggeri, mentre un vago senso di euforia ed una strana eccitazione serpeggiava fra loro: le ragazze si scambiavano occhiate d’intesa, strette nel patto di silenzio che cementa la solidarietà femminile e ridacchiavano pensando a quanto sarebbero arrossiti se avessero saputo di cosa si era veramente discettato!