OPERE: racconti
Ipotetica Serata Disperata
di Claudia Spadoni
(racconto selezionato e pubblicato per il concorso InXanadu)
Lo chiamerei. E gli chiederei, con voce calma e suadente, di vederci per
la nostra Serata Disperata.
Saprei
già che lui sarebbe titubante
ma io sarei brava a convincerlo. Verrebbe a casa mia, piuttosto incerto
e inconsapevole di quello che l'aspetterebbe. Lo accoglierei con un caldo
sorriso e un astuto saluto. Lo farei entrare e senza dubbio lo farei accomodare.
Lui si siederebbe, cercando di nascondere l'imbarazzo. Io resterei in piedi
davanti a lui e lo guarderei dritto negli occhi, con tono di sfida. Lui
abbasserebbe gli occhi e forse arrossirebbe. Io mi avvicinerei a lui, gli
accarezzerei dolcemente il volto e poi farei qualche passo indietro, come
se non sopportassi un contatto più lungo con la sua pelle. A questo
punto diventerei di colpo fredda e impenetrabile. Lui si sentirebbe intimorito
dal mio silenzio e proverebbe ad aprir bocca. Con un solo gesto della mano
bloccherei il suo tentativo di parlare e comincerei a fare sul serio. Sì,
prenderei fiato e comincerei a fare davvero sul serio. Con un gesto quasi
meccanico, alzerei il braccio, prenderei la mira e sparerei un colpo e
un altro e un altro e un altro dritto al cuore. Vedrei il suo cuore che
si distrugge e cade in pezzi. La mia sarcastica risata risuonerebbe in
tutta la stanza. Non contenta del risultato, continuerei a colpirlo colpirlo
colpirlo ancora ancora ancora. Finché non lo vedrei cadere a terra
senza un filo di vita. In un attimo di debolezza, gli sorriderei dolcemente
un'ultima volta. Poi uscirei sbattendo la porta. Inizierei a correre e
lotterei per ricacciare indietro lacrime indesiderate. Nella mia corsa
disperata, getterei la mia arma: parole taglienti e sporche di sangue cadrebbero
a terra e un indefinito senso di tregua e sollievo si spargerebbe nell'aria.

