OPERE: racconti - «Incontri» atto III°

3 - Risultato finale

di Stefano Caporali

Capitolo precedente: "2 - Posticipo" di Stefano Caporali

 

Risultato finaleQuello sguardo serio e concentrato non è il suo. Dovrei pensare che quell'espressione sia il risultato di uno scatto che ha catturato un istante transitorio, irrilevante. Dovrei, se quella che ho davanti fosse una foto. Ma Emma ed io siamo realmente qui, per quanto non me ne voglia ancora rendere conto.
Della nostra storia conservo ancora il primo messaggio, quello con mittente: "Emma@utobus".

Quell'SMS estroverso e impertinente così lontano dalla timidezza che, pochi minuti dopo, l'aveva portata a fingere di non conoscermi: sfrontata dietro un telefonino quanto timorosa al pensiero di un semplice "ciao".
Eppure, dopo ripicche, scuse e vendette alla fine siamo qui; sono qui, a fissarti mentre tu sei concentrata sul volto di Don Filippo, tesa come non ti ho mai visto. E' un momento importante per te, molto più di quanto sembra esserlo per me.
Mi volto e vedo i miei amici in fibrillazione. Devo tenerli d'occhio quelli. Un anno fa, al matrimonio di Luigi, hanno convinto il prete ad annunciare il nostro matrimonio e noi non avevamo ancora deviso di sposarci! Ci siamo trovati improvvisamente al centro di una fila di persone che venivano a congratularsi con noi ancor prima di andare a salutare gli sposi. Eri rossa come mai e quel rossore me lo hai fatto pagare, quella stessa sera, con una scenata assurda su un mio ipotetico coinvolgimento nello scherzo.
Poi ci sono state le nozze di Flavio, dove hanno corrotto l'organista che ha intonato le note di "piso pisello", quello dello stornellatore del film di Verdone, quando lui, vestito da prete, gli chiede di suonare una canzone di chiesa e quello se ne esce con:"piso pisello, l'amore è tanto bello...".
C'era da vederla la faccia di Flavio ma soprattutto quella di Luisa! Ovviamente scenata anche stavolta, accusa: aver organizzato io il tutto.
Ma il massimo lo hanno raggiunto a quello di Enrico convincendo il chierichetto che il prete si era dimenticato di conscrare gli sposi; che tra l'altro non si usa neanche più. Fatto sta che il ragazzino ha praticamente interrotto la cerimonia prendendosi una lavata di capo biblica dal sacerdote che era sull'orlo di una crisi di nervi: "Sono quarant'anni che celebro matrimonio, ora venite ad insegnarmi cosa devo dire...".

Momenti difficili; per me, nel trattenere le risate. Che se Emma si fosse accorta di un mio benchemminimo cambio di espressione la serata sarebbe stata segnata.
L'ultima è di pochi mesi fa. Stavamo tenendo la data rigorosamente segreta per non dare vantaggi agli "avversari" e Don Filippo mi ha rivelato di aver ricevuto diverse telefonate di sedicenti parenti tedeschi che non ricordavano il giorno del matrimonio di Marco ed Emma. Fortuna che Don Filippo ha il "chi è" e non c'è cascato: la telefonata veniva da Roma!
Immerso in questi pensieri ed impegnato a prevenire ogni mossa del "nemico" non mi accorgo che Don Filippo sta aspettando da me qualcosa. Si alza un brusio in chiesa, dal volto di Emma è sparito l'accenno di sorriso che c'era.
Recupero in fretta, volto pagina sul libretto e recito le frasi di rito. Ma d'un tratto la bocca si inceppa, le parole si ingarbugliano. C'è un fattore di disturbo che individuo troppo tardi. Un cellulare che suona una insopportabile marcetta a toni crescenti.
Ora il brusio è quasi rumore. Mi volto cercando tra i miei amici la fonte di disturbo. Sono pronto a incenerirli, ma qualcosa non torna. Loro ridacchiano e gli occhi di tutti gli altri sono rivolti su di me.
Il suono viene dalla mia tasca! Ma io l'ho spento e questa non è la mia suoneria!
Ma è una scusa che non posso gridare a nessuno. Mi hanno fregato, e alla grande. Questa la racconteranno per anni.
Mentre veloce e impacciato tiro fuori il mio cellulare ultra-compatto, lo sguardo passa, senza soffermarsi, sulla smorfia di Emma. Non riesco a sostenerne lo sguardo anche se non è diretto a me ma quasi congelato su un punto davanti a lei, nel vuoto.
Ora se ne va e mi pianta come un fesso. Ed è quello che sono in fondo. Faccio per spegnere l'ordigno ma mi accorgo che non è una telefonata quella in arrivo. Un flash-sms, di quelli che appaiono direttamente a video.
Ci sono due grandi lettere davanti a me, una "S" ed una "I", e sotto "mitt:Emma@utobus"
Un sorriso mi riapre la faccia. Mi volto e lei finalmente mi guarda: è raggiante. Non poteva che essere così, lo sappiamo entrambi ed Emma ora mi sorride, è felice... Don Filippo un pò meno.

 

[novembre 2004]

 

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