OPERE: Racconti
2004 odissea sul raccordo
di Sugar
Tre
file di auto compatte percorrevano, a passo d’uomo, il raccordo anulare
nell’ora di punta: le 17, quella del ritorno…. Un agosto canicolare:
nella migliore delle ipotesi la temperatura non era inferiore ai 35°. «Home,
sweet home!» era il pensiero di molti: una doccia fredda, il condizionatore
a palla, la musica preferita in sottofondo… E intanto cercavano di
ammazzare il tempo in attività varie e complementari a quella ormai
quasi automatica della guida: chi fumava, chi parlava al cellulare, chi guardava
con curiosità il conducente vicino: il fusto superpalestrato, il precocemente
invecchiato, la bruna avvenente, la bruttina stagionata… Umanità varia,
tutta alle prese col più grande spreco assoluto di tempo e di risorse
della nostra società!!!
Philippe Champollion era uno dei tanti condannati a quel girone dantesco!
Sconosciuto discendente del più famoso Jean- François, l’interprete
della misteriosa scrittura egizia, si era stabilito da anni a Roma, a seguito
di un amore che, per troppo poco tempo, gli era sembrato “folle”.
Aveva comunque deciso di rimanere nella capitale: il suo lavoro, in una delle
tante Società che avevano trasferito i loro uffici in quegli asettici
palazzoni ultramoderni lungo il raccordo anulare, gli procurava soddisfazioni
economiche e professionali.. Un lavoro un po’arido sempre alle prese
con indagini di mercato, strategie di marketing e bilanci, ma di tutto rispetto.
Quel giorno era particolarmente stanco: l’incontro con il Consiglio
di Amministrazione si era rivelato più impegnativo del previsto. A
un certo punto, accaldato e spazientito, esclamò quasi risentito: «Ma
perché non spariscono tutti questi automobilisti??»
Come un leggero capogiro… una folata di caldo ancora più secco… lì per
lì gli sembrò che non ci fosse più nessuno! Il traffico,
il rumore…. tutto scomparso!!!! «Che meravigliosa magia sono
riuscito a compiere??» stava per chiedersi con gli occhi socchiusi… SNAPPPP!!!!!
Con uno schiocco violento una frustata si abbatté sulla sua schiena… sanguinante
e dolente cercò di mettere a fuoco: a file compatte, uomo, fra centinaia
di uomini sporchi, laceri, accaldati, assetati, cenciosi, stremati, trascinava
enormi blocchi di pietra!!! «La Piramide di Cheope!!!» mormorò a
bassa voce, mentre la mastodontica costruzione si stagliava, quasi terminata,
davanti ai suoi occhi! La piramide che il faraone Khufu (più noto
col nome di Cheope) si era fatta costruire a Giza nel 2650 a.C. ca.! Secondo
i racconti dello storico greco Erodoto l’opera si doveva al lavoro
di 100.000 uomini, che vi si dedicarono senza interruzioni per ben 20 anni,
tagliando, trasportando e issando quasi due milioni e mezzo di blocchi di
pietra del peso di almeno due tonnellate ciascuno! «La Piramide di
Cheope!!!» si ripeté incredulo… «Ma come diavolo
ci sono finito?????» si chiese disperato mentre un’altra frustata
lo colpì violentemente: preso dai suoi pensieri aveva allentato il
ritmo…E poi… un insistente fischio nelle orecchie: un altro genere
di tortura?
Un rumore forte, continuo, fastidioso lo riportò bruscamente alla
realtà: un clacson, suonato con veemenza dal suo vicino di sinistra,
cercava di strapparlo al colpo di sonno che lo aveva assalito proditoriamente,
facendolo sterzare pericolosamente verso la portiera del malcapitato compagno
di viaggio. Riprese il controllo dell’auto ancora frastornato….
la sabbia… il deserto… la sete… Cheope… si guardò intorno:
era tutto scomparso!
Guardò con sollievo le tre file di auto compatte che percorrevano,
a passo d’uomo, il raccordo anulare: e fu felice di essere fra loro!
Osservò quasi con simpatia quelli che ammazzavano il tempo fumando,
parlando al cellulare, guardando con curiosità il conducente vicino….
Provò una gratitudine profonda per essere figlio di quella Civiltà,
anche se lo costringeva a quel grande spreco di tempo e di risorse!!!
Certo, il caldo gli aveva causato quel brutto scherzo…. la temperatura
della sua auto era veramente oltre i limiti di guardia… «Mais
oui, domani dovrò pur decidermi a far riparare questo maledetto condizionatore!!!» si
disse, affrontando la rampa di uscita dal raccordo….
«
Home, sweet home!» ormai mancavano solo pochi minuti….

