OPERE: Spoon River Anthology revisited (by Jag)
Memorie dal Parco
Sei
Francesco il Dandy
di Fulvio Lanna
Sono stato l'oggetto del desio
E lo son stato per volere mio
Nel senso che non potendo rischiare
Ho preso gli occhi dall'azzurro mare
Ho preso i ricci dal nero Mare Nero
(
ma dove minchia si prendera' il pensiero? )
Più d'una languendo ha sospirato
Credendo ch'io fossi il predestinato
Ma quando ha indagato sul cervello
Vedendo che mancava solo quello
Ha detto: Francesco non temere
Piuttosto che te mi sparo quattro pere.
L'arrivista
di Stefano Caporali
Senza essere il più bravo nè, tantomeno, il più scaltro
ho fatto, al Parco, più strada di chiunque altro.
Ed ho lasciato un segno in quell'edificio spento
non fosse per che quel solco che c'è sul pavimento.
C'era chi al mio passaggio ci rimetteva l'ora
e chi nel mio ufficio mi sta aspettando ancora.
Perchè chi mi conosceva non veniva nel mio ufficio
ma alle 10 all'angolo dell'edificio,
se tardava 5 minuti ero già al corridoio centrale,
e se erano 10 all'altezza del tornello laterale.
Il Parco, col mio compare, l'ho girato e rigirato:
noi eravamo "easy rider" e "chilometro lanciato".
E in quei corridoi nessuno era più veloce,
tranne Nightmare forse, o meglio, la sua voce.

