OPERE: brani della selezione «Dalla Finestra socchiusa»
Un passante
di Stefano Caporali
Molteplici rughe che scavano sotto gli occhi sempre più in profondità. Aspettano il momento di chiudere anche l’ultimo orizzonte ad uno sguardo da tempo rassegnato. Labbra tremanti fanno da contorno ad una bocca che troppo ha parlato e poco ha saputo esprimere. Un naso stanco del suo affanno. Occhi piccoli che lottano. Incombe su loro la pelle molle che per prima si è arresa.
Questo il volto di un vecchio, un passante, che è specchio di un
tuo probabile futuro. Ti si impone per un attimo di fronte, in strada,
a risvegliare
il tuo interesse e poi lo dimenticherai come gran parte della tua vita.
Per fare tutto ciò che mi è sembrato giusto fare, per arrivare
dove mi portava la vita. Per raggiungere tutto ciò che ho reputato
importante, ho fatto milioni di chilometri e speso miliardi di secondi.
Tutto ciò che ho fatto lo ricordo molto bene ma dove ho lasciato
che si perdesse la mia vita in ogni mio spostamento ?
Ho passato più tempo a muovermi che ad agire, quasi tutto il mio
vivere, eppure non ne ricordo nulla.
Ciò che non ricordo non posso averlo vissuto. Ho 19 anni, ma quanti
mesi sono miei, quante ore ? Forse meno di una manciata.
Ora quel volto mi riempie gli occhi : è successo infinite volte
già. Volti di gente che vive a mia insaputa. Volti diversi sempre,
ma che nei miei ricordi ora sono tutti uguali, grigi e ignoti.
Milioni di volte ho vissuto questi momenti ma ora quel vecchio ha acceso
questa miccia nel mio cervello.
Non lo voglio dimenticare. Dove è la sua vita ? Quanta parte della
realtà è legata a lui ? Perché non posso far parte
del suo mondo ? Il desiderio di conoscerlo di impedire che passi come vento
oltre di me. Parlargli, sapere.
Ma sei lì muto che lo osservi andar via. Ti volta le spalle ora.
C’è un uccello in alto e il tuo pensiero fugge nel cielo.
Poi estasiato ritorna. Ma quel volto è già un ricordo di
cui non parlerai mai più.
[Roma, 12 aprile 1989]


