OPERE: brani della selezione «Star dust memories»

Operazione cassonetto

di Sugar

Operazione cassonettoEscono la mattina presto, cercando di passare inosservate…
La più giovane si muove con maggiore disinvoltura. “Scavallato” il motorino, armeggia con la catena, indossa la bandana, allaccia il casco: è pronta….
L’altra si posiziona appena girato l’angolo. In una strada dalle pretese eleganti, ingentilita dal parco di un’ambasciata, sembra un po’ originale, a prima vista: ferma vicino a un cassonetto, con in testa un caschetto tipo Bonvi di un improbabile verde pisello da cui scappano ciocche di capelli indisciplinati, aspetta…
Il motorino accosta silenziosamente… uno sguardo a destra… uno a sinistra con fare da cospiratrici. Bene! nessuno in vista! Con mossa agile - da frequentatrice di palestra - e furtiva, mentre con la mano destra si appoggia al cassonetto gravando tutto il peso del corpo da quel lato, piega la gamba sinistra e - chiamando a raccolta tutte le possibili nozioni di stretching - la tende sino a scavalcare la sella. Un altro piccolo sforzo e voilà: in tre o quattro mosse è saldamente incastrata fra la figlia - che guida - e il bauletto. Le avessero regalato, nell’assemblaggio originale, quei due centimetri di gamba in più per svolgere tutta l’operazione con più decoro!
Partono sicure, un poco baldanzose! Tempo e spazio si dissolvono in queste mattinate romane di fine estate! Le distanze si accorciano, le differenze si confondono. Entrambe col casco e gli occhiali scuri, sorprendentemente somiglianti, sembrano più due sorelle o due amiche…. Sorridendo, cantano ad alta voce, percorrendo territori musicali comuni, mentre vanno verso la loro nuova giornata come ad una festa. Chiassose e ridanciane ai semafori rossi destano la curiosità di qualche automobilista ancora addormentato o già innervosito dal traffico. Il motorino va veloce: quando non indossano i pantaloni il vento solleva le loro gonne su gambe toniche e ancora abbronzate. Riflesse nelle vetrine sembrano uno spot pubblicitario.
A Piazza Regina Margherita, l’operazione inversa: qui cercare un momento di solitudine è pura utopia ma nessuno si cura di quanto gli accade intorno. Fermata d’obbligo vicino a un cassonetto: appoggiandosi al coperchione scivola lentamente sulla gamba destra, recupera la sinistra, ripiega le pedivelle, si toglie il casco… “Sta attenta!, saluta con un bacio la figlia e la osserva mentre si allontana.
A testa in giù, passandosi una mano fra i capelli, (s)compone i ricci nel modo giusto. “A posto! Menomale che sono ricci!” E dire che li aveva tanto odiati al tempo dei capelli-lisci-spaghetti.
Un giorno o l’altro diventerai calva!” le diceva sempre suo padre mentre la vedeva armeggiare, ogni mattina, prima di andare a scuola, con spazzola e phon nel tentativo di stirarli. Ora erano quasi un vanto, una permanente naturale ben riuscita, una grande comodità, comunque!
Cammina con aria un po’ spavalda, con passo elastico: la gonna, morbida, le danza intorno ai polpacci, il casco ondeggia con sbadata nochalanche pendulo lungo un fianco, l’andatura è resa aggraziata dal ritmo della musica che le risuona nelle orecchie dal lettore MP3 ancora acceso….
Allora, esaminate le offerte, la gara è aggiudicata a…” comunica con indiscussa professionalità alla commissione riunita in sessione plenaria: inappuntabile, insospettabile, nasconde - dietro occhiali con montatura “da signora” e una voce di circostanza - la “ragazza del motorino”.
Per non parlare poi del cassonetto!