OPERE: brani
Asfalto
di Stefano Caporali
(dedicato a Paolo)
Calore.
Sale dall’asfalto.
Perché l’asfalto
qui è una
presenza concreta e invisibile. Coperto, soffocato da migliaia di corpi.
I nostri corpi; ammassati, buttati uno accanto all’altro fino a nascondere
ogni centimetro di quell’asfalto che, scomparso alla vista, si fa
sentire sul corpo, sui vestiti. Emana calore, fuoco; brucia la pelle, secca
la gola, fa tremare anche l’aria davanti agli occhi.
Quando sorge la luna tra le rovine della città, la nostra città,
quegli occhi vorrebbero piangere. Ma non sono lacrime quelle gocce che
tagliano il viso.
Un aereo a bassa quota, un colpo di batteria; è così che
doveva finire. L’attesa.
E finalmente siamo in piedi. Il palco, sotto al colosseo, si anima delle
note e della presenza di Simon & Garfunkel. I nostri corpi si staccano
dall’asfalto di via dei fori imperiali. E via dei fori imperiali
siamo noi; e siamo piazza Venezia, via Cavour, colle Oppio; siamo ovunque
a librarci nell’aria, lontano dal calore, dal sudore e dalla stanchezza;
estasiati e consapevoli di quell’evento, di quel momento che non
si ripeterà mai più se non nell’intimità della
nostra memoria.
[Roma, 31 luglio 2004]

